PREZZO: €14,50
DATA USCITA: GIUGNO 2016
BROSSURA | PP. 176 | COLLANA VIE
TRADUZIONE DAL TEDESCO S. FORTI

Una grande storia sulle persone, sul coraggio, sulla loro forza (...) Alla fine del romanzo avrei voluto abbracciare il libro. WDR, FRAU TV
 

Baba Dunja è tornata a casa. Le radiazioni nucleari non le hanno impedito di rimettere piede per prima nel paese natio (a due passi da Chernobyl). Qui, insieme a poche anime che si sono via via aggiunte, si tenta di ricominciare a vivere. Perché la vita è ancora bella, nonostante l’età e nonostante intorno ci siano frutti di bosco dalle forme strane, uccelli particolarmente chiassosi, ragni che tessono instancabili le loro tele e persino lo spirito di qualche morto che si affaccia in strada per una chiacchierata.
Le giornate scorrono per il malato Petrov che legge poesie d’amore sulla sua amaca, per la corpulenta Marja che non sa dire addio al proprio gallo Konstantin, per Baba Dunja che scrive lettere alla figlia Irina, chirurgo in Germania, fino a quando uno straniero arriva in paese con la sua bambina e il tran tran della piccola comunità di Černovo viene sconvolto…
Poetico, divertente, intelligente, questo romanzo è una fiaba moderna che svela tutto il talento di Alina Bronsky nel dipingere un paese morente che torna invece a vivere grazie a insoliti personaggi e soprattutto a Baba Dunja, una donna eccentrica e speciale, determinata a realizzare in tarda età la sua personale versione del paradiso in terra proprio in un luogo che a tutti – quasi tutti – sembra dimenticato da Dio.
 

Alina Bronsky riempie un piccolo libro di forza e poesia, cuore e intelligenza. Crea una fiaba e, allo stesso tempo, un’accattivante storia attuale. BUCH MAGAZIN

Un libro pieno di gioioso brio, di malinconia e umanità. LITERATURKRITIK.DE

Un libro che si divora in fretta, ma che non dimenticherete così facilmente. BRIGITTE WOMAN

Da molto tempo nessuno aveva scritto in modo così bello su ciò che chiamiamo casa, sullo stare insieme, sul coraggio e il sacrificio di sé. E sulla serena consapevolezza. HR1

Che storia meravigliosa! MOKKA MAGAZINE
 

Alina Bronsky

Alina Bronsky è nata nel 1978 a Ekaterinburg, in Russia. Ora vive a Berlino. Tra i suoi precedenti libri editi in Italia ci sono La vendetta di Sasha (2010), I piatti più piccanti della cucina tatara (2012) usciti per E/O e Outcast per Corbaccio.
 

ELLE
SETTEMBRE 2016
di CRISTINA DE STEFANO

Non so dirvi come è successo. Ho aperto questo libro e mi sono innamorata.
Lei si chiama Baba Dunja e ha così tanti anni che ho smesso di contarli, ma è una donna libera perché, dice, il bello della vecchiaia è che non devi chiedere permesso a nessuno. Mezzo secolo dopo l'incidente di Chernobyl è tornata nella sua casa lì vicino, come altri della sua generazione, sfidando le radiazioni nucleari e lì ha costruito il suo piccolo paradiso. Che, per chi sa vedere la gioia, è fatto di poche cose. In questo romanzo sorprendente succederanno tante cose. Ci sarà perfino un omicidio, ma non è questo il punto.
Il punto è lei, Baba Dunja, la gioia sotto forma di una vecchia signora non come le altre.

 
MARIE CLAIRE
LUGLIO 2016
DI MARTA CERVINO
 
L'ex infermiera Baba Dunja è vecchia. Così vecchia che contro tutti (leggi la figlia) torna a vivere a Cernovo - Chernobyl, il paese che ha abbandonato dopo l'incidente nucleare. E tra amori tardivi, vicini malati, stranieri pericolosi, si ritaglia un'oasi di pace. in un luogo fuori dal tempo ma che profuma di casa.
 
F
7 settembre 2016

Una favola immersa nel mondo contemporaneo.
Sullo sfondo il disastro di Chernobyl; protagonista una nonna cinica e divertente che non ha paura di nulla, tantomeno di un campo contaminato dalle radiazioni.
Tra nuovi arrivi e strane visioni, il villaggio dove è nata, a pochi chilometri dall'epicentro delle radiazioni, ricomincia a vivere.
 
INTERNAZIONALE
5 LUGLIO 2016
Claudia Reinhard

Baba Dunja è una vecchia signora che vuole vivere a modo suo gli anni che le restano, e vuole farlo nel luogo in cui è nata, il piccolo villaggio di Tschernowo. Ma c'è un minuscolo dettaglio: Tschernowo si trova nella cosiddetta zona della morte.
Il villaggio è stato invaso dalle radiazioni nel 1986. Lei vive lì, insieme a un gruppo di vecchietti che hanno ufficiosamente proclamato Baba Dunja leader di questa cocciuta comunità. Secondo le convinzioni della protagonista, però, non c'è nessuna comunità.
Ci si arrangia, ognuno a modo suo. Nessuno ha obblighi verso nessun altro: la grande libertà nasce anche dal desiderio di non essere di peso per gli altri.
La famiglia di Baba Dunja vive lontano ormai da molto tempo. Sua figlia Irina ha sposato un tedesco e invia regolarmente lettere e pacchetti.
La vecchia signora è felice di ogni lettera, ma si irrita parecchio per i regali: non vuole che qualcuno spenda soldi per lei, lo considera uno spreco. Non lo dice, si limita a pensarlo. O meglio, pensa di pensarlo: l'autrice di origine russa, Alina Bronsky, ci invita a interrogarci su questa sottigliezza psicologica.
Bronsky prende molto sul serio le convinzioni della sua protagonista e vuole che il lettore faccia altrettanto.
Si dissocia dalla tendenza diffusa a proteggere gli anziani come se fossero bambini, a metterli al riparo dalla vita anziché capire cosa desiderano davvero o cosa può fargli
bene.
Alina Bronsky aveva otto anni e viveva in Unione Sovietica quando il reattore di Chernobyl esplose. Non ha condotto ricerche personali su quella riserva in cui oggi qualcuno è tornato a vivere in isolamento, ma questo non rende meno efficaci le sue vivide descrizioni.
Proprio perché lei, come chi ci è tornato, non tratta quel luogo come il teatro di una catastrofe, ma come casa propria. E per ciascuno quel luogo assume un significato diverso. Per Baba Dunja rappresenta prima di tutto la libertà di decidere della propria vita e di non pesare su nessuno.
Questo senso di libertà, che potrebbe facilmente diventare un cliché, Bronsky lo fa emergere con grande sensibilità, celebrando un eroismo pragmatico e raccontando una vita che sembra a prima vista fatta di egoismo, ma in realtà è puro amore.
 
IL VENERDÌ
LA REPUBBLICA
del 5/8/2016
 Realismo fiabesco: Baba torna a vivere a Chernobyl dopo la catastrofe nucleare.
La vita è più forte di tutto, nonostante strane forme, insoliti personaggi e incontri visionari si susseguano. Poi arriverà uno straniero e cambierà tutto. Una favola moderna fatta di cuore e intelligenza.
v.d.s.
 
TU STYLE
4 luglio 2016
Piccole gioie tra le macerie
Baba Dunja non ha più paura di niente, ha dato nel lavoro e in famiglia, è sopravvissuta al disastrop di Chernobyl, ora è vecchia e vuole stare in pace. Decide di riposarsi al paese natìo, a due passi dal luogo
dell'esplosione nucleare, che è ora un mucchio di case fatiscenti dove le anime dei morti parlano coi vivi e lo spettro delle radiazioni persiste. Niente tv, telefono, negozi. Lei però è felice: coltiva l'orto, scrive lettere alla figlia, pensa alla nipote che non ha mai conosciuto. Sarà l'arrivo di un forestiero a minacciare la sua stabilità e quella dei (pochi) compaesani, spingendola a sacrificarsi per il bene collettivo. Eppure un guadagno c'è: scopre che "nessun uomo è un'isola" e che tra le macerie può nascere un'idea di gioia. (C.V.)
 
LA LETTURA - CORRIERE DELLA SERA
17 LUGLIO 2016
di ALESSANDRA IADICICCO
Eroine
Amori e magie di Baba Dunja, l’allegra nonna di Cernobyl
L’autrice russotedesca Alina Bronsky mette in scena un’attempata protagonista. Cinica, navigata, dotata di un’arguzia affilata, vive in un paese immaginario a due passi dal luogo del disastro nucleare. Dove torna per rifarsi una vita.

«E comunque a sapere troppe cose s’invecchia e vengono le rughe, è un proverbio russo». Veniva messa in guardia così, con un appello alla saggezza popolare, la giovane disincantata protagonista del romanzo con cui Alina Bronsky, immigrata russa in Germania, allora trentenne, nel 2008 debuttò in letteratura e conquistò il pubblico tedesco con un bestseller oggi adottato nei programmi delle letture scolastiche. Si intitolava Scherbenpark, tradotto tempestivamente
dalle edizioni e/o con il titolo La vendetta di Sasha. È perfino più sveglia e smagata della vendicativa ragazzetta al centro del romanzo di esordio l’eroina dell’ultimo libro dell’autrice russo-tedesca, L’ultimo amore di Baba Dunja.
È cinica, navigata, ben più che anzianotta, per tutta la gente del paese è una «Baba», cioè una nonna, e non ha nulla da temere dalle conseguenze della sua antica sapienza e perspicacia. Non ha paura di invecchiare, delle rughe se ne fa
un baffo e al repertorio della saggezza popolare potrebbe aggiungere un gustoso campionario di sentenze e di boutade.
Dotata di armi simili, di un’arguzia affilata, di uno humour feroce e, soprattutto, dell’età — «non ho mica più 82 anni!», deve di tanto in tanto ricordare agli altri e a se stessa — è immune, invulnerabile come un supereroe. Figurarsi se si fa intimidire dai rischi di avventurarsi su un terreno contaminato, su un campo irradiato, in quella che a tutti gli effetti, e non solo per chi, stando all’anagrafe, ha un piede nella fossa, è definita la «zona della morte». Perciò non si fa scrupoli di ritornare nella sua terra natia, a Cernovo — un paesino di fantasia desolato, completamente evacuato da una trentina d’anni, dai tempi del disastro nucleare, che si immagina situato a due passi da
Cernobyl — e, qui, di rifarsi una vita. All’inizio, dopo il suo coraggioso ritorno, non c’erano che lei e la quiete. Poi, pian piano, una dopo l’altra, si erano illuminate le finestre delle altre case abbandonate lì attorno. C’era ancora l’elettricità, mancava l’acqua corrente, ma tutti potevano attingere da un pozzo, la terra degli orti era prodigiosamente fertile e, oltre ai ragni capaci di tessere tele in forme nuove, oltre alle cicale capaci di intonare nuovi canti, c’era del pollame e un paio di capre.
Non che il villaggio si fosse ripopolato.
Alla fine gli abitanti redivivi — di fatto una squadra di morti viventi — si potevano contare sulle dita di due mani. E a rigore non formavano nemmeno una comunità: sebbene, quattro gatti com’erano, finissero col sapere tutto l’uno dell’altro — ciascuno avrebbe potuto dire con esattezza quante volte il proprio vicino si rigirava nel letto di notte — non avevano realmente voglia di stare in compagnia. Ma, a dispetto della tacita condanna a cui si erano esposti — in
barba al buon senso e alle preoccupazioni dei familiari: «Ma mamma, chi in piena coscienza vorrebbe tornare nella zona della morte?», cercava di opporsi Irina, la figlia di Baba Dunja, in salvo in Germania —, a dispetto della solitudine e della vecchiaia, riescono a vivere assieme una specie di idillio, una meravigliosa, appena un po’ macabra, fiaba sui generis.
Sull’incomponibile contrasto inferno radioattivo / paradiso terrestre Alina Bronsky ha giocato forse solo all’inizio, nella fase della concezione del romanzo.
Al paradiso la sua Baba Dunja non credeva neanche da piccola: neppure da bambina pensava «che si potesse raggomitolare nelle nuvole come si fa con un piumone». E anche le ricadute infernali dell’esplosione della centrale non la
convincono del tutto: «Le radiazioni non possono certo essere ritenute responsabili di ogni forma di demenza che compare sulla terra», si dice. Così, in quel suo speciale interregno, un po’ regno fatato, un po’ metafora della condizione di qualsiasi creatura mortale — «Se si ferma qui la bambina morirà» dice allarmata una vicina all’arrivo di una giovane straniera. «Certo che morirà, tutti moriremo » risponde secca Dunja come dire «che scoperta» —, assapora i suoi momenti di magia: l’arrivo della neve che attutisce anche i sogni, il ritorno delle api sui fiori gialli di zucca, il colore dorato del brodo preparato dopo aver finalmente tirato il collo al gallo di Marja. Sorride delle beghe della quotidianità: «Se alla mia età mi stupissi ancora degli esseri umani, non mi resterebbe nemmeno il tempo di lavarmi i denti». E gode di un’assoluta soprannaturale libertà: «Il tempo da noi non esiste, non ci sono termini o scadenze, mettiamo in scena la nostra giornata come fanno i bambini con le bambole».
Si imbarca perfino in un ultimo amore. Con il che non si intende certo la storia col vecchio Sidorov, il vegliardo che chiede la sua mano con uno scambio di battute singolare: «— Ti dirò una cosa. — Sono tutta orecchi. — Tu sei una donna. — Esatto. — E io un uomo. — Se lo dici tu. — Sposiamoci Dunja», cui segue un accesso di tosse fino alle lacrime provocato dal tè andato di traverso e scambiato per un segno di commozione. È invece il sentimento che nasce con l’arrivo a sorpresa di una lettera della nipote Laura, discendente sconosciuta, adolescente tormentata, figlia di sua figlia, di quella Irina cui Baba non è riuscita a insegnare «a stare bene nella vita», come ammette tra sensi di colpa. È scritta in una lingua straniera — inglese? tedesco? — e illeggibile per la nonna. «Resterò in vita finché non riuscirò a leggere ciò che mi hai scritto» dice a se stessa la vecchia Dunja nel finale del libro.
Che resta aperto, come l’amore, verso il futuro.
 
CORRIERE DELLA SERA
EDIZ. TRENTINO - ALTO ADIGE
di Claudia Gelmi
 
Quanto valore può assumere ciò che chiamiamo “casa”? Quanto si è disposti a sacrificare pur di ritornare e rimanere, a casa, quando questa è contaminata fin dentro le sue radici? Baba Dunja ha ben chiare le risposte, non ha dubbi in merito, ed è ben decisa a giocare a dadi con il destino fino all'ultima mano.
Nel trentennale del disastro di Chernobyl, la Keller di Rovereto ha pubblicato il romanzo di Alina Bronsky L'ultimo amore di Baba Dunja, una storia di determinazione e pragmatismo tipica di generazioni ormai in estinzione, ma anche di malinconiche emozioni sopportate con il coraggio dell'ironia e la perseveranza del fatalismo.
Baba Dunja è una donna anziana, la prima a rimettere piede, dopo anni di emigrazione forzata, nel paese natio di Černovo, a due passi dal luogo della catastrofe. La vita che conduce, insieme a una piccola comunità di eccentrici personaggi che si sono aggiunti via via, è quella dell'autosussistenza post-atomica. Le giornate di Baba Dunja trascorrono tra il lavoro domestico e rurale, due chiacchiere con le anime vive del paese, qualche sguardo complice scambiato con i morti che la tengono per mano, lo spirito di un gallo deceduto in una strana circostanza e la corrispondenza con la figlia che vive in Germania e non capisce la scelta della madre. Fino a che il mondo di fuori spezza il recinto geografico e sentimentale che isola Černovo e irrompe nel tran tran di Baba Dunja, la quale, benché dotata di una saggia ironia di fondo, si trova ad affrontare le ultime questioni irrisolte della sua esistenza.
L'autrice di questa dolce-amara favola contemporanea, nata nel 1978 a Ekaterinburg in Russia e tedesca di adozione, fa parte di quella generazione di scrittori e scrittrici dell'est Europa che ha trovato nella Germania una patria culturale e linguistica e che attraverso la narrazione recupera storie e culture dei paesi di origine trasfigurandole in brillanti prodotti letterari.
Claudia Gelmi
0
0
0
s2sdefault
€14,50
Codice SKU: 9788889767955
Quantità:

LA LIBRERIA KELLER

LA BORSA DELLA SPESA

Nessun oggetto/i nel carrello

Metodi di pagamento

 

BONIFICO BANCARIO | BANCOMAT | IN CONTRASSEGNO
E ORA ANCHE CON CARTE DI CREDITO (TRAMITE PAYPAL)

SUL CONFINE

Benvenuti alla pagina blog della Keller.
Da editore di confine non potevamo che chiamarlo SUL CONFINE e inserirci i temi a noi più cari. In questa pagina trovate una selezione di articoli e curiosità. Se vuoi di più seguici alla pagina web sulconfine.it (a breve online)

 

CERCA

VIENI CON NOI

Keller editore si occupa di letteratura, reportage, viaggi e scrittura. Traduciamo libri importanti in Italia per raccontarvi il mondo che altrimenti perdereste.


via della roggia 26
38068 rovereto (tn), Italy
P.I. IT 01902670221

NEWSLETTER KELLER

Iscrivendoti alla nostra mailing list sarai sempre aggiornato sulle ultime novità, notizie ed eventi. Non facciamo spam.
By subscribing to our mailing list you will always be update with the latest news from us. We never spam.

Vai all'inizio della pagina

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti

Continuando la navigazione accetti la nostra cookies policy. Per saperne di piu'

Approvo

Ti informiamo che questo sito usa i cookie per facilitare la tua navigazione. Continua a leggere per saperne di più e controlla la nostra politica d'uso al link http://www.kellereditore.it/privacy.html

Il sito usa Cookies tecnici (cookies first party) necessati al corretto funzionamento di alcune sue aree.

Il sito si avvale di Google analitycs ma abbiamo modificato le informazioni in modo che è autorizzato solo l'uso di cookie di Google Analytics con IP anonimizzato. Quindi nessuna profilazione dell'utente è possibile.

Questo sita usa anche cookies di terze parti con i plugin dei social media che hanno bisogno di sapere chi sei per funzionare in modo corretto. Facebook, Twitter e altri social networks hanno ciascuno la possibilità di agire sulle impostazioni della privacy.   Questa la lista dei cooki relativi ai social media che qui potete trovare con le funzioni "MI PIACE" e CONDIVIDI": twitter, facebook, pinterest, linkedin, google plus, youtube. RSS.

L’utente può bloccare o limitare la ricezione di cookies attraverso le opzioni del proprio browser.
Su Internet Explorer, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni Internet”. Infine accedere alle impostazioni della scheda “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.
Su Firefox, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni”. Infine accedere alle impostazioni della voce “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.
Su Chrome, digitare “chrome://settings/content” nella barra degli indirizzi (senza virgolette) e modificare le impostazioni relative ai cookies come si desidera.
Su Safari, selezionare la voce “Preferenze” e poi scegliere “Privacy”. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet.
Se si usa Safari su dispositivi portatili, come iPhone e iPad, è necessario invece agire in questo modo: andare sulla voce “impostazioni” del dispositivo e in seguito trovare “Safari” sul menù di sinistra. Da qui, alla voce “Privacy e sicurezza”, sarà possibile gestire le opzioni sui Cookie.

Per disabilitare i cookie di servizi esterni è necessario agire sulle loro impostazioni:
Servizi di Google | Facebook | Twitter