Un libro letto e raccontato da...

Marco Pontoni, giornalista e scrittore, ha letto e raccontato Il nostro riparo di Frances Greenslade (trad. E. Grassi).

Nella vita pur felice di Maggie c’è sempre un’ombra. La conoscono bene gli ansiosi: è un’inquietudine, una sorta di cupa premonizione, l’idea che il riparo degli affetti familiari, della propria casa, delle amate consuetudini, possa un giorno venir meno, per ragioni imperscrutabili.
Poi un giorno accade davvero: il padre, un uomo peraltro attentissimo ai temi della sicurezza sul lavoro, ha avuto un incidente nei boschi. Tutto all’improvviso cambia. Maggie, 10 anni, e la sorella Jenny, di poco più grande, vengono scaraventate in una nuova esistenza, assieme alla loro madre.

I punti di riferimento consueti spariscono: non solo quelli economici, anche quelli affettivi. Compare una donna, energica, pratica. Le aiuta a sistemare il tetto di casa. Per un periodo vanno tutte e tre a stare da lei, ma la convivenza dura poco. Dopo un breve girovagare da un campeggio all’altro, le due sorelle vengono lasciate presso una famiglia sconosciuta, una coppia di coniugi che di suo cova le proprie infelicità. La madre ha accettato un lavoro come cuoca, che la porterà lontano, e non può tenerle con sé. All’inizio continua ad inviare il denaro pattuito alla famiglia ospitante, assieme a qualche lettera laconica. Alla fine, fa sparire del tutto le sue tracce. Ogni legame con il passato si è spezzato. I peggiori incubi di Maggie si sono infine materializzati.
Questa in sintesi la trama de Il nostro riparo, di Frances Greenslade. Storia delicata e sensibile, raccontata in soggettiva, dal punto di vista di Maggie, la più giovane delle due sorelle ma anche la più “matura”. Una storia in cui grande protagonista è in primo luogo la natura, quella della British Columbia canadese. La vita di Maggie è fatta di boschi, neve, falò, sentieri che attraversano riserve indiane, ripari costruiti nelle radure. Basta uscire dal perimetro dei centri abitati, basta lasciare il sentiero per pochi minuti, e ci si può perdere, nell’intrico dei rami, ed è questo il desiderio che la narratrice coltiva, andare via, se non proprio scomparire. A volte ci prova, con la sorella, con un ragazzo introverso quanto lei, a piedi o in autostop. Sono fughe che terminano presto, spedizioni alla ricerca di una madre che – ed è questo il punto – forse in realtà non vuole essere trovata (quel “forse” è tale solo per le figlie, tutti in città pensano che sia così, che la madre abbia voluto recidere ogni legame dietro di sé).
Attorno a questo microcosmo prima infantile e poi adolescenziale (un’adolescenza che per Jenny finisce troppo presto) il mondo degli adulti. Uomini che spesso compensano i loro vuoti con l’alcol – compreso il padre, pure così amato – e donne indurite dalla vita, fino al cinismo.
Ma ci sono delle eccezioni: zio Leslie, ad esempio, che segue “da lontano” le due ragazze, con sollecitudine senza mai cedere alla tentazione di ostacolarle nella loro apparentemente vana ricerca. Di cosa? Di una madre, di un affetto, di un riparo che solo l’amore può dare. E alla fine, lo sguardo di Maggie si posa con compassione anche su chi sembra avere il cuore più indurito.
Colmo di stupori e incomprensioni, di misteri che attendono di essere svelati per quanto dolorosa possa essere la consapevolezza derivante dalla conoscenza, Il nostro riparo lavora sul tema fondamentale di ogni romanzo di formazione, quello della perdita. E lo fa con grazia impeccabile, con il tocco assieme lieve e profondo che sembra essere il marchio di fabbrica di certa narrativa canadese.

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