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L’incertezza di un Paese

È una nazione piccola, la mia Repubblica Ceca. E, come spesso accade alle nazioni piccole, è stata preda di potenze che decidono il nostro destino senza consultarci. Fu così con gli Asburgo, poi a Monaco nel 1938, a Yalta nel ’45. Ci siamo difesi con l’umorismo. Jan Palach nel ’68 ha provato a svegliarci. Ci resta il dilemma tra la vocazione a essere vittime o a dotarci di una maggiore virtù. Sono passati esattamente cinquant’anni dal giorno in cui, nella principale piazza di Praga, si accese una torcia umana. «Poiché il nostro popolo è sull’orlo della disperazione, ho deciso di esprimere la mia protesta e darmi fuoco in nome della nostra causa», scrisse lo studente ventenne Jan Palach prima di rovesciarsi addosso la benzina e accendere il fiammifero. Il suo gesto disperato voleva spronare i cittadini della Cecoslovacchia socialista, con i cannoni dei carri armati russi puntati alle finestre, alla ribellione…

Inizia così la bella doppia pagina su La lettura del Corriere della Sera (21 aprile ’19) di Katerina Tuckova dedicata alla parola INCERTEZZA per il percorso PAROLE D’EUROPA.

Il resto dell’intervento sulle pagine de La lettura.