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Aspettando lo skilift con Godot

Bella recensione di Guido De Franceschi su IL magazine de Il Sole 24 Ore di maggio 2019 a proposito di Arno Camenisch e del suo recente “Ultima neve”.

… lo scrittore svizzero Arno Camenisch. Lui può leggere nella sua lingua madre, che è il romancio nella su variante sursilvana, può leggere nell’altra sua lingua letteraria, che è un tedesco sporcato di Schwiizertüütsch (cioè il tedesco elvetico), può leggere con il suo imprevedibile accento spagnoleggiante le ottime traduzioni in italiano delle sue opere a cura di Roberta Gado, ma il risultato no cambia: Camenisch ha un gran flow. Certo, è un bravo performer, ma sono le sue stesse pagine, anche in traduzione, a trasudare oralità. Per dirla con Louis-Ferdinand Céline, i suoi libri vivono di petite musique. Per questo, anche nella lettura solitaria, per godersele davvero, per non sbandare tra le virgole, per scivolare nei discorsi diretti senza andare fuori tempo, le frasi di Camenisch vanno snocciolate almeno a mezza voce, come facevano gli antichi…

Bello, bello, bello, questo pezzo.