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STATO DI EMERGENZA, Navid Kermani

Viaggi in un mondo inquieto

 

Un grande affresco del mondo osservato da punti di vista insoliti. 

Un narratore intelligente e un viaggiatore acuto.

 

Dal Cairo al Cairo passando per il subcontinente indiano, il Pakistan, l’Afghanistan, l’Iran, l’Iraq e il Mediterraneo orientale tra Siria, Palestina e Israele.
Undici viaggi che ci fanno conoscere un grande reporter e una delle voci più equilibrate e illuminanti del nostro continente.

Dal 13 aprile in libreria. Stato di emergenza è il secondo libro di Navid Kermani che esce per Keller.  Una voce potente e compassionevole, un intellettuale raro. Paolo Rumiz nel suo “Il filo infinito” lo definisce “quell’immenso intellettuale iraniano in Germania che è Kermani”.

“È sempre un privilegio visitare l’Afghanistan”. Sono parole dello scrittore e fotografo svizzero Nicole Bouvier, che nel 1953 andò dalla Svizzera a Bombay, passando per Kabul, con una Fiat Topolino: “Fino a non molto tempo fa era un’impresa. Dato che l’esercito britannico non riusciva a imporre un controllo ferreo sull’India, ha bloccato ermeticamente gli accessi orientali e meridionali. Gli afghani dal canto loro si sono impegnati a non ammettere alcun europeo sul proprio territorio. Hanno quasi sempre mantenuto la parola e raggiunto ottimi risultati”. Fino al 1922 c’erano stati a stento una dozzina di occidentali spavaldi che erano riusciti a visitare l’Afghanistan, scrive Bouvier. Gli studiosi avevano avuto ancora meno fortuna. L’orientalista James Darmesteter si dovette accontentare di andarsi a cercare delle fonti nelle carceri pakistane, non essendo riuscito a varcare il passo Khyber; l’archeologo Aurel Stein attese il visto per dodici anni e lo ottenne giusto in tempo per morire a Kabul. “Al giorno d’oggi è sufficiente un po’ di tatto e di pazienza per ottenere il prezioso visto, ma se si arriva dopo il crepuscolo alla località di confine di Laskur-Dong, sulla strada Quetta-Kandahar, non c’è nessuno a cui mostrarlo. Nessun posto di frontiera, nessuna barriera, nessuno dei soliti controlli, solo il nastro bianco della pista che passa tra le case di fango e l’aperta campagna”.

Navid Kermani è nato da genitori iraniani nella città tedesca di Siegen, il 27 novembre 1967. Già all’età di 15 anni, ha iniziato a scrivere per il giornale locale «Westfälische Rundschau»…
Dal 2000 al 2003, Kermani è stato Long Term Fellow al prestigioso Wissenschaftskolleg di Berlino.
Oltre alla sua attività letteraria, Kermani ha pubblicato reportage giornalistici e articoli di fondo per i quotidiani tedeschi e la rivista «Spiegel». Dal 2006 al 2009, ha partecipato alla prima Conferenza islamica tedesca ed è stato il primo rappresentante della seconda generazione di immigrati in Germania a diventare membro dell’Accademia tedesca per la lingua e la poesia. Nel 2008, è stato fellow a Villa Massimo di Roma. Nel 2010 Kermani ha tenuto un ciclo delle prestigiose Lezioni di Francoforte sulla poetica. Quindi è stato visiting professor di Studi islamici presso l’Università di Francoforte (2013) e visiting professor di Letteratura tedesca al Dartmouth College (USA, 2014).  La sua ricerca accademica si concentra sulla mistica islamica e il Corano ma i campi di interesse e professionali di Kermani si allargano al reportage dedicati a regioni in guerra e in crisi. Le sue conferenze pubbliche affrontano spesso il rapporto tra la fede religiosa, la cultura e la società, così come il rapporto tra Oriente e Occidente.
Dal 1988 vive a Colonia.

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