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LA MIA PRIMA ESTATE SULLA SIERRA
John Muir

sul libro

 

 

 

LA MIA PRIMA ESTATE SULLA SIERRA

Traduzione dall’americano di Paola Mazzarelli
Illustrazioni di Roberto Abbiati
RAZIONE K, 22
pp 256, € 17,50
ISBN 978-88-99911-29-4
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ESTRATTO. Leggi le prime pagine (vedi a fondo pagina)
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TORNA IN LIBRERIA IL LIBRO PIÙ IMPORTANTE DI JOHN MUIR E UNO DEI CLASSICI DEL NATURALISMO

L’estate di cui si parla in questo libro è l’estate del 1869. John Muir ha trentun anni. Scozzese di origine, immigrato in America undicenne, eclettico e geniale, ha già fatto di tutto, perfino l’inventore. Ma da quando un incidente in fabbrica lo ha temporaneamente accecato, sa con certezza che cosa vuole fare per il resto dei suoi giorni: il vagabondo. Tramp, parola cara alla tradizione americana, evoca grandi spazi e uomini che li percorrono a piedi: una tradizione, letteraria e non, che dai primi pionieri arriva fino ai poeti beat del Novecento. Il vagabondo europeo appartiene al paesaggio urbano: vive, con astuzia, dentro le pieghe della civiltà. Il vagabondo americano abita territori sconfinati: non lo si può immaginare se non dentro un orizzonte illimitato. John Muir, pianeta Terra, Universo, è scritto sul frontespizio del primo quaderno di viaggio di Muir: dal Kentucky alla Florida, mille miglia di cammino.
Quando Muir sbarca a San Francisco la ferrovia che collegherà la costa atlantica con il Pacifico non è ancora terminata; la via più breve per la California passa da Panama: due viaggi in nave, con l’intermezzo di un viaggio in treno. La California è terra di frontiera: voci di investimenti così redditizi da raddoppiare il capitale ogni due anni, di una terra fertile oltre ogni immaginazione, di fortune colossali nascoste negli atti delle concessioni minerarie percorrono l’America esasperata dalla Guerra Civile e richiamano folle. San Francisco cresce a ritmo frenetico, le attività commerciali si moltiplicano, lo sfruttamento delle risorse procede avido e disordinato. Muir sbarca a San Francisco attratto non dalla prospettiva del denaro, ma dal mito di una natura che non ha l’eguale al mondo. Quello che vede quando si inoltra nella Sierra è superiore a ogni aspettativa: dopo il viaggio descritto in questo libro, Muir si stabilisce in una piccola capanna di tronchi ai piedi di Yosemite Fall e vi resta sei anni. Osserva, contempla, studia. Nel 1871 comincia a pubblicare i risultati delle sue osservazioni. Le sue teorie sull’origine glaciale della valle susciteranno lo sdegno e lo scherno dei più eminenti glaciologi dell’epoca, ma alla fine risulteranno corrette. Scienziati, scrittori, pensatori cominciano a fargli visita. Un giorno compare Ralph Waldo Emerson, il più influente pensatore americano dell’epoca. Ha 68 anni, quando se ne va, alla lista dei saggi che ha conosciuto aggiunge il nome del rustico boscaiolo che lo ha portato ad ammirare le sequoie di Mariposa Grove.
Qualche anno dopo Muir comincia a passare gli inverni a San Francisco, soprattutto per scrivere. Ai mesi sedentari seguono lunghe esplorazioni. Nel 1879 visita l’Alaska, altra grande passione della sua vita. Vi tornerà altre cinque volte, scoprirà ghiacciai e baie sconosciute, scalerà montagne. Nel 1880 sposa la figlia di un frutticoltore e per poco meno di un decennio si dedica all’azienda del suocero. Nel 1889 gli amici lo convincono che la causa della difesa della natura ha bisogno di lui: lo schivo amante della wilderness dedicherà gli ultimi quindici anni della sua vita a combattere per la creazione di aree protette. Tutti i parchi americani istituiti in quegli anni, a cominciare da quello di Yosemite, devono la loro esistenza in gran parte alla sua opera. È un momento cruciale nella storia dell’Ovest: la frontiera deve darsi una coscienza civile per diventare Stato. È una battaglia contro interessi potenti: Muir l’aveva prevista fin dal suo primo viaggio nella Sierra. Politici locali, speculatori, industriali del legno, allevatori da una parte; un manipolo di ostinati dall’altra; un’opinione pubblica distratta nel mezzo. Muir pubblica un libro dopo l’altro, scrive articoli, porta la gente a vedere di persona le meraviglie che non si devono abbandonare agli interessi privati, vince le diffidenze: l’esiguo gruppo iniziale si amplia, nel 1892 viene fondato il Sierra Club, a tutt’oggi forse la più autorevole istituzione americana per la difesa dell’ambiente. Muir ne diventa primo presidente. Molte vittorie, una grande sconfitta: nel 1913, dopo anni di battaglie, viene approvata la costruzione della diga che della valle di Hetch Hetchy farà una riserva d’acqua per San Francisco. “L’altra Yosemite” sparirà per sempre. Muir muore l’anno dopo, amareggiato. “Col tempo capiranno” dice.
My First Summer in the Sierra è un diario di viaggio: pubblicato più di quarant’anni dopo la stesura, ma poco rimaneggiato, conserva la freschezza degli appunti buttati giù di sera in sera accanto al fuoco del campo. Il mondo che si spalanca davanti agli occhi di Muir non è nuovo solo per lui. I bianchi hanno “scoperto” la valle di Yosemite di recente. È iniziato subito lo sfruttamento, anche turistico: nella California di quegli anni tutto avviene a precipizio. Muir non è un turista; guarda con gli occhi pieni di meraviglia di un naturalista dell’Ottocento: lo scienziato è ancora un esploratore, la scienza non manipola, descrive. Dettagli minuti e grandi panorami, forme e colori: un’urgenza di dire che echeggia lo stupore dell’uomo di fronte alla creazione. Dietro il naturalista che minuziosamente, anche pedantemente riporta particolari, affiora il mistico cui l’esperienza del tutto offre l’estasi. Due anime opposte si fondono: Muir è figlio della cultura romantica, echi del panteismo tedesco sono giunti fino a lui filtrati dalla sensibilità dei poeti inglesi prediletti dalla sua generazione, la sua percezione della natura si è formata sugli scritti dei trascendentalisti, interpreti americani dell’idealismo tedesco, di cui Ralph Waldo Emerson è l’indiscusso capo. Il vagabondo che per partire non deve far altro che “buttare una manciata di foglie di tè e un po’ di pane in un vecchio sacco e saltare il cancelletto del giardino di casa” descrive il mondo con il vocabolario di Shelley e di Keats, lo vede con gli occhi di Emerson e Thoreau.

Postfazione di Paola Mazzarelli (RIPRODUZIONE RISERVATA)

 

l’autore

 

 

Spesso definito come il “padre del sistema dei parchi nazionali” statunitensi, Muir fu coinvolto nella nascita del Parco Nazionale dello Yosemite, del Parco nazionale di Sequoia, di quelli di Mount Rainier, di Petrified Forest e del Grand Canyon.
Divenne il naturalista e l’ambientalista più noto e influente degli Stati Uniti e, ieri come oggi, una figura di riferimento e ispirazione a livello internazionale per ciò che riguarda la nostra percezione della natura, la sua tutela e conservazione, e l’impegno ambientalista.

 

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