PREZZO: €14,50
DATA USCITA: GENNAIO 2014
BROSSURA | PP. 192 | COLLANA VIE
TRADUZIONE DAL TEDESCO SONIA SULZER

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Sono gli anni Sessanta e in Alto Adige si cresce divisi, a seconda che si parli la lingua della libertà, il tedesco, o quella dei condomini di Harlem, l'italiano. Sono gli anni in cui due ragazzini immaginano di andare a Milano e sedersi a fianco di Mazzola sull'autobus, ma anche e soprattutto di essere in campo nella partita della domenica. Sono le prime sigarette e i baci rubati nel buio del cinema, sperando che nessuno venga a sapere che quella ragazza, insomma, è una "italiana". Nel frattempo il padre di uno di loro è prelevato improvvisamente di notte dai carabinieri, la madre piange lacrime nel grembiule e la sorella s'innamora di un soldato italiano. Nella stessa città ci sono anche Alex e la sorella che si prende cura anima e corpo di lui. Lei da sempre riempie le frasi tartaglianti di lui, gli fa da interprete e lo protegge. Eppure ora lo guarda impotente fare strane amicizie che lo portano lontano...
Con questo romanzo delicato e commovente, dolente e bellissimo, Sepp Mall ci permette di avvicinarci e comprendere almeno un po' le vicende e i tormenti di una terra divisa come il Sudtirolo e di una città troppo stretta per tutti.

Così come "L'italiana" di Joseph Zoderer... ha rappresentato il potente affresco morale della provincia, così il romanzo di Sepp Mall ne dipinge il lato più segreto, ma non è assolutamente da meno.

Sepp Mall, autore italiano di lingua tedesca, è nato nel 1955 a Curon in Alto Adige-Südtirol, vive e lavora a Merano. È autore, insegnante e redattore. Scrive principalmente poesia, romanzi e radiodrammi, ma si occupa anche di traduzioni dall’italiano. Ha ricevuto vari premi e borse di studio, tra cui il “Meraner Lyrikpreis” nel 1996, mentre Ai margini della ferita è stato scelto per “Innsbruck-liest” nel 2005.
 

LA STAMPA ESTERA
Sepp si rivela per una grande arte della narrazione. LITERUR+KRITIK
Un romanzo straordinariamente acuto. AARGAUER ZEITUNG
Sepp Mall prende ora posto accanto a Joseph Zoderer come narratore del Tirolo. LITERATURHAUS.AT
Assolutamente da leggere! WIENERIN
 
RASSEGNA STAMPA NAZIONALE
 
GAZZETTA DI PARMA, 30|01|2014
AI MARGINI DELLA FERITA
Anche se sembrano ormai lontanissimi ed esorcizzati, quegli anni '60 in cui, in Alto Adige, i terroristi mettevano bombe ai tralicci, ottenendo l'attenzione costante della stampa e della politica, bene ha fatto Sepp Mail, autore altoatesino di lingua tedesca, a riportarli all'attualità nel bel libro "Ai margini della ferita".
Perché la storia che vi si narra è la storia di una provincia sconsolata e senza prospettive che non siano quelle che la violenza- nella fattispecie dei nostalgici dell'Austria-coagula e convoglia verso di sé. E di provincia così, dove circola poca cultura e i giovani non vengono ascoltati nel modo giusto, è ancora piena l' Italia.
È l'epoca dei gol di Mazzola e dei juke-box, dei baci rubati al cinema e delle Vespe dove le donne montano di traverso, quando i due fratelli Maria e Alex, lei infermiera appena diciottenne, lui di poco più giovane, abbandonano i genitori e il maso, raggiungibile solo in funivia e d'inverno grotta di ghiaccio isolata dal resto del mondo, per andarsene in città. Alex, nonostante le mani d'oro per ogni impianto elettrico, è gravemente balbuziente. La sua diversità lo rende fragile, facilmente vittima di approfittatori, e Maria si sente protettiva nei suoi confronti. Le loro storie si intrecciano con quelle dei due amici Paul e Herbert, appena usciti dall'infanzia, le cui teste, come è normale, sono piene di pallone e dei primi turbamenti amorosi. Vivono in case linde e decorose, con l'essenziale e niente più, mal comunicando con genitori che un DNA di durezze, fatica e solitudini ha reso poco inclini alle manifestazioni affettive. Il sogno è di andare altrove, a "Nebjork" o anche solo a Milano, dove ogni anno Mazzola fa pur battere il calcio d'apertura della stagione calcistica a un orfano. Ma i sogni si scontrano con la realtà di un padre che finisce in carcere per terrorismo, di ménage famigliari sempre più deprivati. Terroristi per caso o per ignoranza, le storie in questo romanzo sono narrate con delicatezza e partecipazione sullo sfondo di una periferia che, pur nella particolarità, diventa emblematica dell'Italia intera. Francesca Avanzini

Ai margini della ferita, Keller, pp. 192, €14,50

IL MESSAGGERO, 1/2/2014
L'epica dolente del Sud Tirolo
Non pensavamo si potesse rappresentare il dramma secolare del Sud Tirolo col dinamismo di una narrazione controllata, compatta, moderna, senza infingimenti, che descrive gli esiti della politica di divisione operata dopo la ricostituzione della Repubblica Austriaca nel 1955, culminata nella deriva terroristica del BAS. La società italiana, con i suoi limiti, offre delle risorse emotive e culturali capaci di generare un'epica dolente della vita. Paul ed Herbert oltrepassano gli steccati, riparano i loro vissuti simmetrici e opposti. Il calcio richiama verso la Milano di Mazzola. Il cinema è luogo di evasione dove l'amore tra un tedesco e una italiana diventa possibile al riparo del sogno.
(Andrea Velardi)

CORRIERE DELLA SERA
(ED. TRENTINO E ALTO ADIGE) 2/2/2014
Ai margini della ferita
«Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: "Mostrami la lingua!" Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellinoa serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: "Adesso gli tagliamo la lingua". Io non oso ritirarla, l'uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All'ultimo momento ritira la lama e dice: "Oggi no, domani". Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo ficca in tasca...»
Canetti, sì Elias Canetti, in La lingua salvata. La lingua appunto. Questa è la prima indelebile immagine che mi desta il bellissimo libro di Sepp Mall Ai margini della ferita. Ai margini di ferite che si rimanrginano, rimangono sempre come tracce indelebili nel tessuto di molte vite. E le ferite sono il solco fra le due parole che in tedesci significano lingua: Zunge e Sprache. Ferite tra chi non riesce a comunicare, a comunicarsi. Barriere, confini costruiti anche dalle lingue e dalla diversa sensibilità che le lingue creano e sottendono. Il libro esce neò 2004 per i caratteri di Haymon Verlag con il titolo di Wundränder. L'editore Keller riprende, traduce il libro situandolo nel progetto Confini. Cito dalle osservazioni di Keller a proposito della collana: «Confini è un sentire, una traccia che attraversa le due collane della casa editrice, VIE e PASSI, seminando alcuni titoli ogni anno, a partire dal 2014 e fino al 2018, che raccontino attraverso la letteratura europea - e non solo -la Prima guerra mondiale. Cosa è accaduto e ciò che ancor oggi è rimasto sospeso». E ancora perché Confini? «Perché - prosegue -i confini divennero campo di battaglia, perché dopo di allora mutarono radicalmente, perché i confini politici disintegrarono quelli geografici o violentarono quelli culturali ed etnici e linguistici».
E di storie di frontiera si tratta in questo romanzo. Mi sono riferita anche alla prima edizione in lingua tedesca perché lì nel risvolto di copertina si trova un breve accenno alla base "storica" del racconto, la lotta per la libertà sudtirolese. Alla fine della prima guerra mondiale il Sudtirolo, contro la volontà dei suoi abitanti di lingua tedesca, viene dichiarato italiano. Da qui la migrazione di massa di cittadini italiani da altre province, la riduzione dei sudtirolesi di lingua tedesca a una minoranza, l'italiano che diventa lingua ufficiale, l'abolizione dell'insegnamento della lingua tedesca nelle scuole. Frustrazioni che sboccano, appunto negli anni Sessanta nei quali il libro si situa, negli attentati, nelle tristemente famose notte dei fuochi. Cert queste poche notizie possono far rientrare il lettore nella tematica del romanzo, ma anche a mio parere (come ha fatto l'editore Keller che le ha tralasciate), non è solo il racconto di un periodo storico che Sepp Mall vuole portare. Altri hanno usato questa linea: Zoderer nel suo riuscitissimo Die Walsche, sicuramente letteratura e, forse, sottolineo i forse, Melandri in Eva dorme. Certo le vicende della lotta sudtirolese sono così poco note e le varianti tanto numerose che ogni cenno di questa vita a due - due lingue, due culture, due mondi di confine - può incuriosire i lettori. Nel romanzo di Sepp Mall, le ferite profonde sono iscritte nella memoria familiare e consegnate, come cicatrici permanentei, al racconto, al silenzio delle vittime, ma con una differenza: il desiderio, quello di Mall, di interrogare la storia da una distanza che conosce i trabocchetti della memoria. Un'urgenza di allontanarsi drasticamente da un registro di osservazione solo tragico, da derive sentimentali. Quello che ne risulta è letteratura, non più come trasfigurazione astratta della Storia, ma come centro della narrazione.
Forse a questo punto mi pare il caso di tracciare, almeno a brevi linee, la storia di questa storia di due famiglie, una storia situata alla fine degli anni Sessanta. Prima famiglia quella di Paul, un ragazzo di dodici anni. «Suo padre - si legge nella prima pagina del romanzo - si è dissolto nel nulla, così, da un giorno all'altro». Paul non riesce a capire come e perché sia stato arrestato. La madre piange lacrime inconsolabili che ingorgano il vissuto di tutta la famiglia. Cosa è veramente accaduto e perché, si chiede Paul. L'amico Herbert ne sa molto di più. Ma il mondo degli adulti non è facile da capire per un bambino. Poi c'è la scuola, il calcio, tante cose, le prime sigarette, i baci rubati al buio del cinema, baci con una ragazza italiana. Chissà cosa succederebbe se il padre, in quel periodo in prigione a Milano, venisse a saperlo. E anche Maria, la sorella si vede con un soldato italiano. Paul, racconta l'autore, appoggia il righello sulla cartina e moltiplica i centimetri per la cifra della scala graduata in fondo a sinistra. «Suo padre - prosegue Mall - si trovava a venti milioni di centimetri di distanza». Alla fine il padre torna, ma è cambiato, diverso, silente.
La seconda famiglia proviene da un maso di montagna. La figlia, Johanna abbandona il maso assieme al fratello Alex. Ad Alex mancano le parole. La sua è «una lingua incatenata». Una persistente balbuzie lo allontana da tutti. Sua sorella che lo protegge, difende, traduce. E lo poarta via, in città dove Alex lavorerà come elettricista. Maria è infermiera. Nuove conoscenze, nuovi mondi, un quartiere di periferia che chiamano Harlem, anche se noi lo si chiamava Shangai, portano cia Alex alla sorella e, forse a se stesso. La loro avventura termina tragicamente con la morte di Alex dovuta all'esplosione di una bomba.
«Chi era Alex?» si chiede Johanna, veramente un bombarolo, un attentatore e dove sono finite le parole che lui non sapeva pronunciare, che non fosse solo la lingua l'organo malato di Alex? Paul, Johanna, Maria, Alex, l'amico di Paul, Herbert, Erika, amica di Maria e figlia del datore di lavoro di Alex, probabilmente il suo mentore, sono questi i personaggi che animano il libro.
Seppp Mall nella sua abilità di narratore collega le due famiglie: il padre di Paul si suicida e cade proprio dove lo trova Maria che passeggia con il suo cane. Paul finisce in ospedale dove incontra Johanna che è lì come infermiera di notte. E Johanna accarezza la testa di Paul come aveva fatto con Alex, senza parole. Segni, ferite intrecciate in più vite. Ferite come nel titolo o come negli alberi che Alex intagliava nella foga di comunicare. «Cerco gli alberi di Alex, cerco i segni dei tagli, voglio sapere se le ferite si sono rimarginate» dice la sorella Johanna. E colore dominante è il blu dei cieli, della nostaglia dello struggimento: «Sembrava che il blu del cielo - questa volta è l'io narrante - fagocitasse i bianchi piumini delle nuvole, sminuzzandoli pian piano, senza saziarsene mai». E del dolore, del rimpianto, delle mancanze, non ci si sazia mai. Certo questa è letteratura. La storia si fa leggere anche attraverso vicende, contesti diversi, confini diversi. L'impulso della letteratura prende luogo dalla scrittura come resoconto, senza compromessi, tenendo però conto delle proprie radici ideologiche e delle colpe dei padri. Brunamaria Dal Lago Veneri

VITA TRENTINA 7/2/2014
IL ROMANZO DI SEPP MALL
AMBIENTATO NELL'ALTO ADIGE
DEGLI ANNI '60
L'incomunicabilità del confine
di Paolo Piffer
C'è qualcosa che va oltre le storie raccontate. Che travalica i luoghi e le situazioni. "Ai margini della ferita", romanzo dell'altoatesino Sepp Mall che l'editore Roberto Keller ha appena pubblicato nella traduzione di Sonia Sulzer a dieci anni dalla prima edizione in lingua tedesca, è ambientato in Alto Adige, durante gli anni Sessanta, quelli delle bombe separatiste. In un montaggio alternato il romanzo mette in campo le storie di due famiglie tedesche. In una il padre viene arrestato in quanto terrorista e poi liberato perché delatore, avendo fornito agli inquirenti elementi ritenuti sufficienti per smascherare la rete clandestina. Ed è così bollato come traditore. Nell'altra la sorella vede il fratello allontanarsi sempre più da lei, sino a finire dilaniato dalla bomba preparata per far saltare un monumento agli alpini , simbolo dell'"occupazione" italiana del Sudtirolo. Dette così, succintamente e moto schematicamente, sono storie che per chi non conosce la situazione altoatesina di quegli anni aprono scenari turbolenti e inediti, di scontro etnico ai confini di un'Italia in pieno boom economico. Un panorama balcanico ricomposto nel corso del tempo grazie all'Autonomia, attutito nelle sue forme più crude anche se non completamente pacificato. Ma c'è dell'altro che fa trasparire la scrittura cristallina di Sepp Mall, 58 anni, scrittore italiano di lingua tedesca, insegnante, nato a Curon e residente a Merano. E che rende il lavoro un limpido esempio di letteratura e non solo uno spaccato di una realtà di confine, un mero ritratto sociologico tradotto nella forma-romanzo. È quel profondo senso di incomunicabilità che pervade tanti dei personaggi messi sulla scena, lo specchiarsi di un'umanità dolente e fragile incapace, pur nella profondità degli affetti, di aprirsi a se stessa prima ancora che agli altri. E se per Alex la separazione dalla sorella è fisica, segnata dalla balbuzie, quasi un'immagine che fa da schermo ai segreti che non può rilevare, nel padre di Paul è il mutismo che fa seguito al carcere, fino alle estreme conseguenze, il tratto distintivo di una lontananza palpabile. È nell'amicizia tra Paul, che sta forse, con una ragazza italiana, ed Herbert e in quella tra la sorella di Alex e Erika, compagna del bombarolo, che si intravedono i segni di una rinascita, per quanto dolorosa, segnata dalla fatica del vivere. Tanto che nel finale tutti questi elementi paiono ricongiungersi. E da lì ripartire per darsi almeno una speranza di futuro.

IL FATTO QUOTIDIANO, 8/2/2014
Alto Adige, le ferite del terrorismo
Il papà di Paul fa il falegname, poi viene arrestato e il ragazzino dice al suo amico Herbert che il padre "si era dissolto nel nulla, da un giorno all'altro". Alex e Johanna, invece, sono fratello e sorella. Hanno abbandonato la casa paterna e si arrangiano in città. Lui è balbuziente, fa una fatica enorme a parlare e la voce della sorella diventa anche la sua. La sera, quando si ritrovano, la felicità è "il tacere che colma senza lasciare vuoti". Alex salta in aria mentre prepara un attentato. Anni Sessanta in Alto Adige. La quotidianità di due famiglie autoctone viene strappata dalla lotta contro l'oppressore di Roma, contro l'assimilazione. Una parola tremenda, sanguinosa: terrorismo. Sepp Mall, scrittore italiano di lingua tedesca, ha scritto "Ai margini della ferita" nel 2004. Un romanzo che è una miniatura delicata e feroce allo stesso tempo, una sorta di letteratura di confine poco nota nel nostro Paese. A pubblicarlo ora è Keller editore di Rovereto che ha varato proprio un progetto chiamato "Confini", dedicato al centenario della Grande Guerra: 1914-1918, 2014-2018.
Fabrizio d'Esposito

LA STAMPA, TUTTOLIBRI 8/2/2014
La terra ferita vista dall'altra parte
Dopo l'Italiana di Zoderer: Sepp Mall, autore italiano di lingua tedesca che vive a Merano, racconta il Sudtirolo Anni 60, diviso dai muri invisibili di lingua, cultura, politica, weltanschauung attraverso lo sguardo candido di due ragazzini che s'incamminano verso l'adolescenza fantasticando sui dribbling di Mazzola e sulle figurine Panini, sui baci nel buio del cinema con le compagne di scuola, in un'Italia amabile e nello stesso tempo matrigna verso chi parla (e ragiona) tedesco. Ma anche vedendo genitori e parenti finire in galera (o peggio) per un'idea di patria diversa.
Con dolente pacatezza Mall racconta una generazione, più o meno la sua (è nato nel '55), in cui tanti italiani forzati hanno dovuto scegliere tra l'integrazione e una guerra partigiana di bombe, attentati, trame segrete, per annunciare al mondo che esisteva una minoranza orfana di una Mitteleuropa distrutta. Bruno Ventavoli

TRENTINO - 11/2/2014
Sepp Mall: parole "ai margini della ferita"
Gli anni dell'odio etnico in Alto Adige
Lo scrittore sudtirolese ora tradotto da Keller
Dieci anni dopo la pubblicazione, "Wundränder", il romanzo dello scrittore sudtirolese Sepp Mall, esce ora in versione italiana per i tipi dell'editore Keller di Rovereto, col titolo "Ai margini della ferita", traduzione di Sonia Sulzer. Una delicata storia di sentimenti, di speranze e di dolori, vissuta in due racconti paralleli che si intrecciano, senza incontrarsi, nella Bolzano degli anni Sessanta, scossa dalla sempre difficile convivenza tra popolazione sudtirolese e italiani immigrati, ma soprattutto dalla prima ondata di attentati dinamitardi ai tralicci dell'alta tensione. I protagonisti principali di queste vicende sono però alcuni ragazzini sudtirolesi, e gli eventi sono filtrati dai loro occhi. In una delle due storie l'io narrante è quello di Johanna, la sorella maggiore di Alex, materna e adorante, vera protettrice del focolare domestico, preoccupata sempre della sorte del fratelli, balbuziente e alle soglie di una maturazione difficile; nell'altra si narra di Paul e Maria, venuti dalle vallate a vivere con i due genitori in un caseggiato di Harlem, quartiere popolare italiano di Bolzano. Sia Alex che il padre di Paul e Maria moriranno, l'uno compiendo un attentato ad un monumento considerato simbolo dell'oppressione dello stato italiano, l'altro suicida per disperazione dopo essere stato coinvolto nei gruppi dinamitardi e aver subito una traumatica detenzione nel carcere di Milano, con il turpe sospetto di aver tradito i compagni. I ragazzini sanno e non sanno quello che succede, immaginano con la fantasia, ma la realtà si svolge per essi come uno spettacolo su cui restano interdetti, smarriti. Il loro mondo reale è fatto di scappatelle scolastiche, di giochi in cortile, di confidenze amorose e soprattutto di fantasie legate al calcio delle grandi squadre di serie A, ai campioni dello sport e a velleità di fuga, Milano, l'America... Quello che vivono Paul, Herbert, Stella, Maria (che accetta il corteggiamento di un soldato italiano, subendo per questo rimproveri in casa) insomma è l'iniziazione alla vita adulta, ma in un contesto duro, difficile, pieno di insidie e di incomprensioni a sfondo etnico che vengono dal mondo degli adulti, dal peso di un passato che non passa e di una storia che sta anzi per riaccendersi nel conflitto più che nella convivenza. Basti ricordare la "notte dei fuochi", con tutti i successivi avvenimenti. Ecco come Johanna racconta il proprio smarrimento davanti agli eventi: «Attentati alle caserme, ai binari, ai tralicci, queste erano le parole che cominciavano a circolare nelle conversazioni che sentivo in autobus, alla radio che di tanto in tanto facevo andare, o sui giornali appesi nelle edicole. Mi resi conto che c'erano persone tra noi che odiavano lo Stato, e che gli italiani erano considerati degli intrusi, ma capii anche tutto questo mi era estraneo, che era un mondo distante da me, nel quale io non avevo mai messo piede» (p.62).
Alex, suo fratello, è diventato un giovanotto, fa l'operaio nei cantieri ed entra in contatto con teste calde che lo suggestionano e lo porteranno ad un gesto di rischio estremo che gli costa la vita. Ma soprattutto è un debole, indifeso, impedito da un grave difetto nel parlare e per questo la sorella soffre incessantemente per lui, gli dedica la vita, lo protegge, anche se nulla può quando capisce che sta per prendere una cattiva strada; la madre sembra assente, dopo la separazione dei genitori, sono scesi anche loro in città, mentre il padre contadino è rimasto su al maso. Erika è la giovane innamorata di Alex, "vedova" precoce che, assieme a Johanna, cura le spoglie e conserva il ricordo di una vita spezzata, di un sogno non realizzato.
Non è facile dipanare questa trama in un montaggio narrativo assai incalzante, ma mixato in spiazzanti flashback nella successione temporale, ricco di ellissi e di non detti. I due funerali con cui le storie si concludono sono vissuti in modo diverso, certo, ma rimandano ad un comune contesto che Sepp Mall, col suo stile impersonale e oggettivo, prova a ricostruire, ad immaginare con discrezione, dal di dentro di storie private, di tormenti interiori.
Ci aiuta a comprendere, anche se la sua poetica non muove certo da intenzioni di questo tipo, qualcosa del clima di irredentismo anti italiano, di idealismo patriottico che circolava in ambienti sudtirolesi, qualcosa del perché alcuni furono pronti anche a rischiare la pelle per questo, o ebbero la vita devastata dalla spirale di violenza e repressione in cui furono coinvolti, come il padre di Paul e Maria. Le ferite che questo provoca nelle vite delle persone coinvolte, soprattutto i familiari, sono profonde e non si rimarginano. E finiscono per apparire così lontane dalle cause più o meno nobili e collettive che le hanno provocate.
Il senso dolente della vita, che l'autore rappresenta nella sua scrittura spezzata e minimalista, rimane nei sopravvissuti che non cercano né possono darsi spiegazioni. Al pessimismo fatale degli epiloghi fa comunque da contraltare la leggerezza e la vitalità degli adolescenti descritti nei loro sogni e quotidiani passatempi, nel loro cercarsi e girovagare sullo sfondo dei quartieri bolzanini. Questo mondo difficile, questa storia pesante e parecchio indecifrabile sono visti dagli occhi dei ragazzi in un'ottica di ingenua sorpresa che fa ricordare i bambini di Ammaniti in "Io non ho paura" alle prese con le cose terribili che fanno i grandi.
L'editore Keller propone questo volume di Mall come primo di una serie di opere che usciranno nel progetto "Confini" allo scopo di ripercorrere con uno sguardo letterario l'epoca della grande guerra e delle sue conseguenze.
(Carlo Bertorelle)

STRADANOVE, 9/3/2014
AI MARGINI DELLA FERITA, SEPP MALL
di Marilia Piccone
Bambini appassionati di calcio in cerca di risposte che gli adulti non vogliono dare. Una terra divisa e una città troppo stretta per tutti. Un grande romanzo.
"Leggiamo per non essere soli", ha detto il personaggio di qualche libro che non ricordo. Vero. Ma leggiamo anche per sapere, per vivere altre vite diverse dalla nostra, per pensare altri pensieri.
"Ai margini della ferita" di Sepp Mall ci trasporta in Alto Adige, rimasto Südtirol per gli abitanti in grande maggioranza tedeschi. Un Alto Adige che non è quello idilliaco dei picchi innevati delle montagne e delle cassette di fiori alle finestre. È l'Alto Adige degli attentati del 1961- e scopriamo quanto poco sappiamo, o meglio, quanto poco abbiamo riflettuto sulla Storia di questa regione di confine, regalata all'Italia alla fine della prima guerra mondiale senza tener conto del diritto all'autodeterminazione proclamato dopo il crollo dell'impero asburgico, mantenuta forzatamente tranquilla nel periodo tra le due guerre ed esplosa per la prima volta con un attentato nel 1956 a cui seguirono altri, culminanti nel divampare dell'odio della ‘notte dei fuochi' tra l'11 e il 12 di giugno del 1961.
Sepp Mall non fa riferimento esplicito ad alcun attentato- si accenna a tralicci fatti saltare, al tentativo di distruggere il monumento che raffigura un alpino in una piazza. Ma le due storie, che si sviluppano separatamente, si sfiorano senza intrecciarsi e si riuniscono con lievità alla fine, sono raccontate dal punto di vista di un ragazzino e di una giovane donna. Lui perché è poco più di un bambino, lei perché è appena venuta ad abitare in città- nessuno dei due è consapevole di quello che sta accadendo. Lui sa che suo padre è stato arrestato, lei deve accettare che il fratello vada ad abitare per conto suo, ma né l'uno né l'altra collegano i due fatti con quello di cui hanno solo un sentore vago. E l'abilità dello scrittore è proprio in questo, nel costruire un'atmosfera di tensione occulta, nel creare un divario tra chi insorge e la maggioranza silenziosa.
"Il ragazzo disse che suo padre si era dissolto nel nulla, così da un giorno all'altro"- è l'inizio della prima storia, quella del ragazzino che sogna di andare allo stadio di San Siro per vedere giocare Mazzola e poi viene a sapere che suo padre è a Milano, sì, ma in carcere. A lui, tutto sommato, fa perfino comodo che il padre, così severo, non sia più in casa. Così come fa comodo a sua sorella che amoreggia con un soldato italiano. Quando il padre verrà rimandato a casa e sentirà il nome ‘Salvatore', andrà su tutte le furie.
Gli italiani che compaiono nel romanzo di Sepp Mall sono dei poveracci, sono ragazzi spediti all'estremo Nord dall'estremo Sud, sono quanto di più mediterraneo si possa immaginare, con le ascelle chiazzate di sudore, la carnagione scura e i capelli ricci.
Sono altrettanto inconsapevoli della realtà storica della regione in cui si trovano quanto lo sono il ragazzo e la sorella del giovane balbuziente che finalmente trova un ruolo importante per se stesso e poco importa se è strumentalizzato, se qualcuno approfitta della sua ingenuità e ignoranza. Dagli italiani si deve stare alla larga, nel romanzo di Sepp Mall. Quando, per mancanza di soldi, il ragazzo si trasferisce ad abitare nel rione chiamato Harlem (e non a caso), vuol dire che la sua famiglia è caduta proprio in basso: chi mai andrebbe ad abitare in uno di quei casermoni dove vivono gli italiani?
Harlem è il posto più merdoso che ci si possa immaginare, disse sua sorella. Ci abitano solo gli italiani, là. I morti di fame e gli italiani.
Ah, così, disse Paul, però non ti dispiace pomiciare con uno di loro.
Riuscì a malapena a schivare un calcio.
Come se non fosse vero, disse lui.
Non puoi capire, sibilò Maria, sei ancora troppo stupido. Quella con Salvatore è tutta un'altra cosa.
Il finale è nell'ombra, è il lettore ad illuminare le scene, a capire che cosa sia successo, a mettere insieme i pezzi, come fossero quelli di un corpo dilaniato da un'esplosione. Le due tragedie avvicinano il ragazzo Paul e Johanna che aveva sempre protetto l'amato fratello minore ("Qualche volta incespico anch'io, proprio come lui", erano state le parole di apertura della sua storia) e noi abbiamo letto la Storia vista ‘dall'altra parte', due storie su cui fermarci a riflettere. www.stradanove.net

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