PREZZO: €14,50
DATA USCITA: settembre 2013
BROSSURA | PP. 160 | COLLANA VIE
TRADUZIONE DAL TEDESCO LAURA BORTOT

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Tra ricordi, vicende private e giudizi sul mondo, la protagonista di questo romanzo ci racconta la sua storia, le cose che ha capito della vita e quelle che proprio non si spiega. Ormai vecchia ripensa alla sua famiglia: tre figli di cui uno illegittimo, morto suicida per il tradimento della moglie, una figlia che poteva innamorarsi del veterinario ma studia inspiegabilmente teatro a Vienna, e l'ultimo che lavora a casa, ma non nel modo giusto. Nuore e nipoti che si sposano, tradiscono, viaggiano e compiono percorsi a volte senza conoscere la direzione che hanno preso.
Gabriele Kögl ha creato una voce potente, umana e a tratti severa, un romanzo dalla sincerità disarmante sull'amore, sulla vita, la morte e la colpa, e sul conflitto tra generazioni che è anche confronto tra i valori di un mondo antico e quelli della realtà moderna, diversi forse solo all'apparenza.

«Si dice sempre che la vita è cambiata, che niente è più come prima, ma in realtà la gente non è cambiata, è solo confusa, perché non sa quale strada prendere e che cosa farne di tutta questa libertà e di tutte queste opportunità per cui ha lavorato duro. La gente vuole le stesse cose che volevamo noi e che volevano le generazioni prima di noi. Basta guardare mia nipote, con i suoi diciassette anni. È la migliore di tutta la scuola, e cosa vuole? Il suo ragazzo vuole, quello che si è rimediata e che vorrebbe sposare, e dei bambini, e una bella vita. E allora la sua istruzione non cambia niente, e neanche il viaggiare a destra e a manca, alla stessa maniera delle lingue straniere che si studiano. I desideri rimangono sempre gli stessi».

Gabriele Kögl è una scrittrice austriaca, nasce nel 1960 a Graz dove compie studi religiosi presso L'Accademia Pedagogica, poi si sposta a Vienna e si laurea in Sceneggiatura presso la Vienna Film Academy. Dal 1990 scrive testi letterari e sceneggiature per cortometraggi e documentari. Ha vinto numerosi premi tra cui il Max von der Grün Preis nel 1993, il premio letterario della città di Graz nel 1994 e il Clemens Brentano Preis nel 1995. Nel 2005, con Anima di madre ha vinto l'Alfred Gesswein Literaturpreis e il Würth Literaturpreis.

Un monologo su Dio, il mondo e i bambini. Sfacciato, senza sentimentalismi e intollerante. FRANKFURTER RUNDSCHAU
"Anima di madre" si pone nella tradizione della prosa d'invettiva austriaca che conosciamo con Thomas Bernhard, Elfriede Jelinek e Marlene Streeruwitz. URSULA MÄRZ, DEUTSCHLANDRADIO


RASSEGNA STAMPA ITALIANA

IL FOGLIO - 28/09/2013
"Si diventa vecchi più in fretta di quanto si pensi, e in qualche modo ci si dà molto da fare senza vivere niente, e allora ci si mette a riflettere sulle possibilità andate perse, su quello che ci si era immaginati di avere dalla vita e su quello che ne è stato di sogni e progetti". A colpire prima di ogni altra cosa, nel racconto-monologo della vecchia madre immaginata da Gabriele Kögl (nata a Graz nel 1960, romanziera, sceneggiatrice e autrice di teatro) è la qualità musicale della voce narrante. L'"andante piano" che a tratti diventa "con brio", il tono assorto e confidenziale rotto da sprazzi di umorismo, i temi che ritornano potenti anche dopo che sembravano esauriti. Nella vita della protagonista, nel bilancio del dare-avere, delle ingiurie e dei favori dell'esistenza, sono più le cose che le rimangono incomprensibili rispetto a quelle chiare, definite, con una logica riconoscibile. Lei è una donna che ha vissuto una vita piena, anche se confinata sempre nello stesso villaggio. Ha avuto un figlio illegittimo, poi ha trovato marito in una famiglia di contadini abbienti, e ha avuto altri due figli. Sempre al lavoro, mai con le mani in mano, perché la campagna e gli animali danno da fare, ma è meglio così che avere troppo tempo per rimuginare. In lei, non c'è nessuna invidia - c'è, anzi, commiserazione - per chi se ne è andato via. Non capisce la nipote che si è sposata in America e che ora sta per tornare con un marito di lì e una bambina. Quel paese delle "possibilità illimitate", per la vecchia nonna è come un bel fondale di cartapesta sempre pronto a sfasciarsi, con quelle case mal costruite che volano via durante gli uragani perché laggiù niente deve durare, e anche i grattacieli sono fragili. Non capisce nemmeno la figlia bohémienne, una che non sapeva ballare e che avrebbe potuto sposare il veterinario del villaggio. Invece era andata a fare l'attrice a Vienna, a recitare in cose incomprensibili di fronte alle quali lei, la madre, l'unica volta che l'ha vista in tv si è talmente vergognata che non si è fatta vedere dai vicini per un mese. È che solo la terra natale può proteggerti a dovere, fuori, ci sono solo pericoli e disfacimento. E se il suo primo figlio - l'illegittimo, cresciuto lontano perché il suocero ricco e despota non aveva accettato che la nuora lo portasse in famiglia - se quel ragazzo così bravo, laborioso e malinconico non avesse avuto l'idea di andare a vivere in Germania, forse non si sarebbe suicidato, tre anni prima. Aveva solo cinquant'anni. Troppi per ricominciare, con un matrimonio fallito e un altro in procinto di fare la stessa fine, perché la seconda moglie lo tradiva e lo avrebbe lasciato, portandosi via la loro bambina piccolissima. Quel figlio infelice, che affiora a tradimento nei pensieri della madre, si era sparato nella bella Mercedes che aveva tanto desiderato, quasi fosse il simbolo di una sicurezza che gli era sempre mancata, nonostante l'amore che lei, la madre, gli aveva sempre dato. E la vecchia ora sgrana il rosario dei morti e dei vivi, di chi c'è e di chi non c'è più. Si dice che come sempre dovrà cavarsela da sola, anche ora che è così stanca, con le gambe che non la reggono più e sempre meno coetanei con i quali dire: ti ricordi... Il romanzo di Gabriele Kögl, tradotto da Laura Bortot per la piccola e dinamica casa editrice Keller di Rovereto, dà voce a un personaggio di donna originale, potente, di violenta sincerità. Nel farsi e disfarsi dei legami nel tempo, la vecchia madre ha capito che l'unica cosa salda sono il villaggio, l'origine, la casa famigliare. È la sua rivincita su una modernità che non può cambiare i desideri delle persone, perché i desideri sono sempre gli stessi: "Si dice sempre che la vita è cambiata, che niente è più come prima, ma in realtà la gente non è cambiata, è solo confusa".
(Nicoletta Tiliacos)

LIBERO - 3/10/2013
L'austriaca Kögl.
Il monologo sboccato di una vecchia madre perfetto per il teatro.
Suddiviso in nove parti, questo che ha l'apparente forma di un romanzo (Gabriele Kögl, Anima di madre, Keller, pp. 156, euro 14) è pensato come un'opera per il teatro, e del resto la scrittrice austriaca è apprezzata soprattutto come autrice di testi teatrali. L'io narrante è un'anziana senza nome il cui marito è morto e un figlio si è suicidato («Quello che mi ferisce di più pensando a mio marito e a mio figlio è che non mi hanno detto avvio», sottolinea la donna), un secondo vive con lei in un villaggio della campagna stiriana con moglie e bambino e la figlia fa l'attrice a Vienna.
Il suo è il monologo di una madre su Dio («Credo che esista un Dio, ma chissà se quel Dio esiste anche per i defunti, a volte mi chiedo perché nessuno sia tornato a raccontarci dell'Aldilà»), sul mondo e sui figli, sboccato, insofferente e privo di toni sentimentali. Così è pure il suo rapporto con la terra, con la sua terra: «Il mio orto se lo guardano tutti, con la terra grassa e nera. Potrei sotterrarmici dalla gioia, e quando poi, piantata la prima insalata, vedo e i ravanelli che germogliano, e i cipollotti tutti in fila, allora mi fermo a guardarlo e penso, ecco, ora lo so di nuovo, perché vivo!». La scrittura della Kögl è stata accostata a quella di Elfriede Jelinek, ma rispetto a quella, fortunatamente, non c'è alcuna aspirazione all'analisi o al deborda mento nel politico: la sua è solo letteratura.
(Vito Punzi)

COOPERAZIONE - 29/10/2013
Madre, vittima
Il cuore di una madre può essere un luogo molto buio. Niente indulgenze in questo romanzo della scrittrice austriaca Gabriele Kögl. Innanzitutto nei confronti del lettore: Kögl è laureata in sceneggiatura, saprebbe come scrivere una storia rendendola «cinematografica», con quella scrittura che in questi anni va per la maggiore, fatta di immagini forti, di dialoghi fitti, di una lingua propedeutica alla messa in scena. Niente di tutto ciò in questo romanzo. Anima di madre (Keller editore) è uno sterminato, sfibrante monologo. Un canto dolente per voce sola, che potrebbe essere letto aprendo a caso il volume, tali e tante sono le digressioni, i salti temporali e logici. L'Io narrante è quello di una donna, una madre appunto, ormai avanti negli anni. L'età avanzata però non le ha dato alcuna maturità, alcuna profondità. Vivere nel chiuso di una società contadina del cuore della Stiria ha reso la sua psicologia altrettanto chiusa e meschina. La donna ci racconta la sua vita: il marito anafettivo e beone, la figlia fuggita a Vienna per una carriera d'attrice, i due figli, uno rimasto a fare il contadino, l'altro, illegittimo, suicida dopo aver subito un tradimento da parte della moglie. Ma piuttosto che comprendere le scelte, le logiche, i bisogni di chi dice di continuo d'amare, le vere preoccupazioni della donna sono di non sfigurare di fronte alle malelingue del paese, così simili a lei stessa, altrettanto egoiste e ossessionate dallo sfoggio di un ruolo sociale fatto di apparenza. Nella sua lunga confessione la protagonista finge pietà per la tragica fine del figlio, ma quello che in realtà fa di continuo è porsi come vittima. Posizione comoda, autoindulgente, che maschera il fallimento di una vita. Rendendola, perciò, vittima per davvero.
(Gianni Biondillo)

GRAZIA - 8/11/2013
Non ce n'è una sola. Di che cosa stiamo parlando?
Ma di mamme, ovviamente. Tra nostalgia, disperazione e ironia, cinque autori diversissimi ci raccontano la loro idea
Ha il tempo narrativo di un monologo e il ritmo di un flusso di coscienza questo spietato romanzo di Gabriele Kögl, autrice austriaca pluripremiata. La protagonista è una donna anziana che ripensa alla sua famiglia. Dei suoi tre figli nessuno ha fatto quello lei avrebbe desiderato e neppure quello che avrebbe potuto immaginare. La ragazza studia teatro a Vienna, uno dei maschi muore suicida per il tradimento della moglie e l'altro lavora a casa, ma non nel modo giusto. Non manca poi tutta una sequenza di nuore e nipoti che sembrano imboccare strade delle quali non conoscono la direzione.
(Valeria Parrella)

Consigliato dalla LIBRERIA ARCADIA di Roma
Su DOMENICA - IL SOLE 24 ORE - 24/11/2013
I valori di un mondo antico a confronto con quelli attuali.

L'Unità - 14/12/2013
Tra letture e l'incanto della piccola editoria.
Ancora sui piccoli editori, come ci piace fare in questa rubrica. Ché anche sostenere la piccola editoria è una scelta politica. Sempre che faccia buoni libri, s'intende.
[...]
Della roveretana Keller abbiamo già parlato: adesso ha pubblicato Anima di madre dell'austriaca Gabriele Kögl. Un racconto di una vecchia signora della provincia austriaca, che vede al mondo dalla prospettiva del suo piccolo paese, e passa in rassegna, con un ritmo serrato, vicende di figli, parenti, vicini, esprimendo incomprensioni e rancori. Ma ciononostante il racconto porta il lettore vicino a quella piccola donna: e si finisce per sentire tenerezza per quella incapacità di uscire fuori di sé.
(Marco Rovelli)
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