PREZZO: €15,50
DATA USCITA: SETTEMBRE 2015
BROSSURA | PP. 227 | COLLANA VIE
TRADUZIONE DALL'UCRAINO DI FRANCESCA FICI

 
Nel villaggio di questa regione europea travolta dalla storia, chiamata Bucovina, in cui le bandiere e le lingue cambiano più veloci del vento, vive Darusja. Tutti si prendono gioco di lei, del suo mutismo, delle emicranie che si scatenano alla vista delle caramelle e la costringono a immergersi nel fiume ghiacciato o a seppellirsi fino alle natiche nella terra fresca. Ma Darusja non è stupida. Per quanto non parli mai con nessuno, i suoi pensieri corrono senza sosta ed è solo al cimitero, sulla tomba del padre, che Darusja la dolce può liberare la propria voce.

La felicità bussa un giorno alla sua porta e ha il viso di Ivan, un eccentrico suonatore di drimba che riesce a dare sollievo alla sua testa e forma alle sue parole. Ma il passato è un invitato scomodo alla tavola di Darusja e non ammette ospiti inattesi...


Rassegna stampa

DARUSJA LA DOLCE
TOURING | dicembre 2015 |

La Bucovina è una regione oggi in parte compresa dentro i confini dell’Ucraina che ha vissuto e attraversato tutti i travagli del Novecento: prima parte dell’Impero asburgico, poi annessa dalla Romania, conquistata dai nazisti e infine assegnata all’Unione Sovietica, prima di diventare una delle province occidentali dell’Ucraina indipendente. La vita della silenziosa Darusja racconta il destino di una regione periferica d’Europa, dove la storia ha combattuto la sua guerra contro la normale vita di ognuno.

 

LA DOLCE DARUSJA E L'AMORE NEGATO A CHI È DIVERSO
IL CITTADINO | 10 dicembre 2015 | Marco Ostoni

Un’altra storia di confine, confine geografico (quello della Bucovina, terra dell’Est europeo ancora oggi divisa fra Romania e Ucraina), ma anche confine di status: fra chi è “normale” e chi, almeno nell’accezione comune, non lo è ma porta impresse le stimmate della follia. E dunque non può avere diritto alla sua dose di felicità, a partire da quella più importante: amare ed essere amati. Marja Matios, scrittrice 55enne originaria di Rostock ma residente a Kiev, imbastisce per Keller (nella collana “Confini”) un breve romanzo di grande potenza, che sotto la patina di una scrittura solo all’apparenza leggera con tratti all’insegna del grottesco, cela lo strazio di una donna - Darusja - e di una famiglia, condannate all’infelicità da un mondo che sembra non aver pietà per i “diversi” e che non tollera che questi possano godere, sia pure per poco, di un pizzico di gioia. Come quella che a un certo punto piomba, inattesa, nella vita di Darusja, che vede improvvisamente un uomo rude e strambo ma dal cuore grande – Ivan - prendersi cura di lei, dei suoi dolori e delle sue paure. Una parentesi breve e toccante, la loro, cui metteranno fine le cattiverie degli abitanti del villaggio, rosi da un’invidia stolida e crudele, figlia della paura e del pregiudizio. Ma nella carne ferita e nella vita aspra di Darusja, nei furibondi mal di testa che la affliggono e nel suo mutismo rassegnato (rotto soltanto davanti alla tomba del padre), si nasconde in realtà il destino di un intero Paese, di una regione che alla fine della Prima guerra mondiale è spaccata in mille fronti, rivendicata da Ucraina, Romania, Polonia, Germania e Russia. Una regione destinata a non avere pace e futuro, proprio come la vita di Darusja. Con uno stile unico e potente, qua e là spruzzato anche di amara ironia, l’autrice riesce a descrivere questa carne ammaccata dalla storia, disegna il ritratto di Darusja e degli anziani che incarnano il XX secolo in Europa e la guerra che oggi, ancora, mette a rischio quell’angolo di mondo non così lontano dal nostro. Lo fa in pagine come questa, tradotte con grande perizia da Francesca Fici: «... Darusja giaceva a occhi chiusi e ascoltava Ivan quando a un tratto il suo corpo fu percorso da un fremito... Come delle piccolissime bollicine sulla superficie liscia di un fiume in estate, quando comincia a venir giù una pioggerella leggera. Sentì tremare ogni venuzza e pensò che non era stupida, ma soltanto dolce, come era dolce quel fremito febbrile che non aveva mai provato. Il farfuglio di Ivan giungeva nella sua testa come attraverso una nebbia spessa, fino a lontananze e profondità sin allora sconosciute, di cui Darusja ignorava persino l’esistenza. In quel momento non provava né vergogna né paura, e un filo sottile sottile, come  il sentierino lunare sull’acqua delle vasche, guizzò tra lei e Ivan e gridò alla sua anima dolente di rispondere all’appello... E quando le mani ruvide di Ivan strinsero il capo silente di Darusja, da lei eruppe qualcosa, come un gemito o un ululato o un grido di gioia, che avrebbe potuto assoggettare il mondo intero».

 

DARUSJA LA DOLCE
GIOIA | gennaio 2016 | Monica Ceci

Darusja vive in un villaggio della Bucovina diviso da un fiume, di qua i rumeni, di là i polacchi. Ma prima c'erano gli Asburgo, poi sono arrivati i russi, poi i tedeschi, poi sono tornati i russi. I confini della terra cambiano più in fretta della vita dei suoi abitanti. Così è la vita di Darusja, un avanti e indietro tra ricordi e dolori. Dicono che è un po' matta, quando le offrono le caramelle ha una crisi epilettica. Alla fine capirete perché.

 

 

 

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