STAMPA ESTERA

I paragoni con Ryszard Kapuscinski sono inevitabili.
Io credo sia come lui, se non migliore. WENDELL STEAVENSON

Un reportage straordinario e compassionevole. METRO

Racconto ispirato di un'odissea nel cuore ghiacciato di un continente morente, in cui brillano esempi e storie di resistenza umana. THE TIMES

Assolutamente da leggere! SUNDAY TIMES

Divertente, illuminante e incredibilmente coinvolgente. Un viaggio avvincente in una terra fuori dal tempo.
FINANCIAL TIMES

INTERNAZIONALE - 20/06/2014
Jacek Hugo-Bader
Febbre bianca
Voto:5/5
Febbre bianca è il racconto del viaggio demoralizzante fatto
dal giornalista polacco Jacek Hugo-Bader attraverso la Siberia. In un tragitto di quattro mesi da Mosca a Vladivostok, punteggiato da guasti frequenti all'automobile e da un incidente in cui finisce fuori strada sulla neve, Hugo-Bader esplora un disperante paesaggio postcomunista.
L'ideologia è scomparsa e altre credenze hanno riempito il vuoto che ha lasciato. Incontra sciamani ed ex hippy. Viaggia fino a una remota comunità nella taiga siberiana dove migliaia di persone venerano un Cristo russo. Il vero nome di quest'uomo è Sergei Torop, ed è un ex miliziano che dice di avere centomila seguaci nel mondo e che ama dare comandamenti sul sesso, sui figli e su come bollire l'acqua per fare il tè. Questo è l'unico posto in Russia, scrive Hugo-Bader, dove ha incontrato persone felici. Mentre alcuni siberiani si sono rivolti al misticismo in cerca del senso della vita, altri si abbarbicano alla vecchia fede sovietica.
L'autore fa un salto da Michail Kalašnikov, 88 anni, l'inventore del famoso fucile, che non si pente affatto della sua invenzione letale. Si considera un patriota, ma la patria che ha in mente è l'Unione Sovietica.
Il titolo Febbre bianca si riferisce alla vodka, o più esattamente ai bizzarri effetti allucinogeni che sperimentano le tribù indigene della Siberia quando ne bevono troppa.
L'alcolismo sta spazzando via intere popolazioni, ma Hugo-Bader trova altre prove scoraggianti del fatto che la Russia si sta lentamente uccidendo. Oltre all'alcolismo ci sono gli incidenti automobilistici, l'abuso di droghe e l'hiv. E tuttavia Febbre bianca include anche moltissimi momenti gioiosi inaspettati. La forza del libro sta nel basarsi su storie umane che cadono al di fuori dei perimetri del giornalismo convenzionale. Magari ha poco da dire sulla cricca che comanda oggi al Cremlino - per quanto Vladimir Putin vi appaia brevemente come giovane luogotenente nel Kgb di Leningrado, mentre spazza via una comune hippy, ma Hugo-Bader è un compagno di viaggio cordiale e la sua opera offre un ritratto appassionante di una società che sta crollando.
(Luke Harding, The Guardian)

REPUBBLICA 29/06/2014
INCHIESTE E REPORTAGE
FEBBRE BIANCA

Il resoconto di un viaggio che in realtà è una odissea in un paese fuori dal tempo: la Siberia. Da Mosca a Vladivostok in pieno inverno, in solitudine, sua una jeep russa modificata incontrando pastori di renne, nomadi, ex hippy, sciamani, senzatetto...
Di Jacek Hugo-Bader, Febbre bianca, Keller

TOURING CLUB ITALIANO 15/07
Parole in viaggio. In macchina nel cuore della Siberia.
Intervista a Jacek Hugo-Bader di Tino Mantarro
http://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/parole-in-viaggio-in-macchina-nel-cuore-della-siberia
Leggendo un reportage di viaggio si cercano tante cose: avventura, passione, divertimento, empatia e verità. Non vuoi sapere vita, morte e miracoli di chi sta al potere, quelli si trovano sui libri di storia. Si cerca un racconto di prima mano di mondi lontani e diversi, zone periferiche che magari mai visiterai, ma che stuzzicano la fantasia e la voglia di scoprire. E poi, chi lo sa, prima o poi non è detto che uno non decida di partire con un libro sotto braccio. Per questo abbiamo selezionato dieci reportage per dieci settimane. Dieci scoperte del mondo partendo dalle pagine di un libro letto a casa o, ancora meglio, in viaggio.
Quando decidi di attraversa la Siberia in inverno e per giunta in macchina devi essere pronto a tutto: assalti di banditi, agguati di poliziotti, animali pericolosi, incidenti mortali e guasti meccanici. Soprattutto questi ultimi possono essere fatali:  rimanere di notte al freddo, in Siberia, d'inverno è l'anticamera della morte, se non sei preparato. Il giornalista polacco Jacek Hugo-Bader si era preparato per anni per affrontare la sua odissea via terra: un viaggio da Mosca a Vladivostok per scoprire il cuore ghiacciato della Russia e la sua gente. Perché quel che più attrae e incuriosisce del suo racconto, oltre alle peripezie stradali con la sua vecchia auto sovietica, sono le persone. Sciamani che si credono la reincarnazione di Cristo, ex hippy ubriaconi, generali ancora orgogliosamente sovietici e poi minoranze siberiane, popolazioni destinate a sparire che racchiudono nelle loro parole l'essenza delle Siberia. Un'essenza che il giornalista polacco, il cui reportage Febbre Bianca è stato tradotto da Keller editore (pag. 288, euro 16,50) prova a raccontare in questa lunga intervista.
 
Chi viaggia in Siberia se può usa il treno e mai la macchina: perché?
Per le dimensioni. La Siberia da ovest a est è più o meno come farsi cinque volte dalla punta dello stivale italiano alle Alpi. A questo aggiungi che le strade sono mal messe, che mancano posti in cui dormire o mangiare, e che la polizia russa è ben nota per la sua avidità. Un viaggio di più     giorni in treno è come un lungo pic-nic in continuo movimento sulla strada. I treni russi sono molto comodi e gli stessi russi amano questo modo di viaggiare, li prendono come una parte della vacanza, un non far niente, riposarsi, dormire e bere wodka parlando con gli altri passeggeri. Soprattutto per uno straniero che parla il russo, come me, questo è particolarmente stimolante e curioso. In un viaggio tanto lungo come quello attraverso la Siberia si allacciano bei rapporti, le persone sono costrette a entrare in contatto tra loro, a conversare. Si può stare in silenzio un paio d'ore andando da Varsavia a Cracovia, o da Roma a Milano, ma non si può non parlare cinque giorni e cinque notti andando da Mosca a Vladivostok.
Dopo cinque giorni tutti parlano...
A quel punto persino i cuori si aprono, i passeggeri acquistano una rara sincerità, a lungo e in modo vero parlano di sé, questo fenomeno si è persino conquistato un nome, i russi lo chiamano «Sindrome paputčika», una parola che deriva da put (strada) e paputčik, l'uomo con cui si è in viaggio (in senso figurato e letterale), la persona con cui condividi opinioni simili, aspirazioni, mete. I treni russi a lunga percorrenza hanno tre classi: obščij, che è la classe più bassa; kupejnyj (scompartimento per quattro) e lux molto confortevoli (per due persone). In quanto a comodità io preferisco la seconda, ma soprattutto per la curiosità viaggio spesso con la classe più bassa, si tratta di un vagone per 82 passeggeri che non è diviso a scomparti; lì si procede bene, una vita comune, in inverno si brucia il carbone nel forno, si scalda l'acqua per fare il tè nel samovar e tutto questo avvicina le persone.
Quali sono i pericoli maggiori che si possono trovare sulle strade russe in inverno: il gelo, i banditi o i poliziotti?
Direi piuttosto la distanza. Manca del tutto l'assistenza stradale, i meccanici, e se si verifica un guasto si aggiungono il gelo, e la notte, e nessuno che si fermerà ad aiutare: la disgrazia è servita. Riguardo al banditismo sulle strade la situazione migliora di anno in anno. La Russia di Putin ha fatto in questo ambito enormi progressi. Questo è uno dei pochi lati positivi del potere autocratico. Nessun dittatore spartirà mai con nessuno il suo personale diritto all'uso della violenza e quindi il banditismo è assolutamente combattuto.
Facevano concorrenza alla polizia?
La polizia stradale è la professione più malvista in Russia, perché sono avidi e corrotti all'inverosimile. Spillano soldi ai conducenti al posto di multe per trasgressioni inventate o con, come se chiedessero un pedaggio per passare dalla strada. Ma questo non vale per gli stranieri, perché i russi sono molto ospitali, amano gli stranieri, se possono li aiutano. Persino la polizia, che i russi li spenna, li deruba senza pietà. In tutto il mio viaggio ho pagato solamente una multa/bustarella del valore di 1000 rubli, circa 25 euro, ma di questo ho scritto nel libro. Ho viaggiato su una macchina registrata in Russia, mi hanno fermato molte volte, ma una volta saputo che sono un giornalista polacco mi hanno sempre lasciato proseguire senza problemi, persino quando per davvero avevo commesso qualche reato, ad esempio quando non accendevo i fari al crepuscolo perché dovevo risparmiare batteria alla Lazik.
Quanto è distante questa Russia che hai attraversato dalla Mosca dei nuovi ricchi e dalla Sochi delle Olimpiadi? Sono lo stesso Paese?
Sono come due mondi diversi. La Russia è un meraviglioso, insolitamente ricco, e interessante buon paese, con persone sincere, per molti dei quali la patria è come la peggiore matrigna. Perché nonostante la straordinaria potenza e ricchezza della Russia, è un paese costruito ingiustamente. A ogni passo s'incontra una disuguaglianza sociale che non vedrete in Africa. Ci sono oligarchi a confronto dei quali i milionari americani sono poveri, e persone che fanno la fame. Nella stessa Mosca, con dieci milioni di abitanti si vendono più Mercedes classe S (il tipo più lussuoso) che in Germania, dove queste macchine vengono prodotte. Perché scrivo di questo? Perché nella capitale russa ci sono almeno cinquemila bambini senza una casa. Un mio amico tedesco non ha torto quando dice che è un paese marcio. E che cos'è, che in questa straordinaria nazione è capace di rovinare questo posto magnifico?
L'umanità di cui racconti, quella che hai incontrato lungo la strada è triste e dolente: hai trovato degli angoli di gioia nel tuo viaggio?
Ma certo che ho incontrato russi felici. A ogni angolo: è solamente necessario essere capaci di guardare a loro (e leggere di loro), perché con loro è esattamente l'opposto che con gli americani. Gli abitanti degli Stati Uniti sono infelici, tristi, depressi, ma sembrano e fanno finta di essere contenti. I russi, anche se sono felici e tutto fila liscio e sono sani e ricchi, hanno i visi cupi, gli piace lamentarsi e sono invidiosi. Ma non sono d'accordo se afferma che in Febbre bianca ho descritto solamente persone che non hanno avuto successo, persone segnate dalla sofferenza. Già gli hippy di Mosca, dai quali parto col mio racconto, sono persone che hanno scelto quella determinata vita, che l'hanno costruita e che in quello sono felici, hanno trovato la loro felicità, la gioia, la soddisfazione nella diversità, nel rifiuto della normalità, la rinuncia allo stile di vita sovietico. La loro felicità è una libera scelta. Vi hanno beneficiato e se la sono conquistata, perché nel periodo sovietico non l'avevano. Sono stati i primi russi a conquistare per sé la cosa più preziosa del mondo la libertà e l'amore, e io lo so bene, perché anch'io provengo da un paese e da un tempo in cui la libertà individuale doveva essere conquistata.
E gli hippy non sono gli unici, giusto?
Così è anche per i vissarionisti, i protagonisti del capitolo "Un lembo di cielo". Hanno un biografia sfregiata ma costruiscono di nuovo la loro vita e sono felici, soddisfatti, trovano la gioia e la forza nell'essere una comunità, nessuno li indottrina, non sono una qualche setta, non hanno subito un lavaggio del cervello, hanno compiuto una libera scelta e in qualunque momento possono andarsene. Sono loro le persone più felici che ho incontrato nell'ex Unione Sovietica.
Nel libro racconti di alcune delle cinquanta popolazioni native della Siberia che stanno scomparendo. Che destino vedi per loro?
Purtroppo temo che le popolazioni native della Siberia non possano aspettarsi niente di buono. Si scioglieranno nella massa russa in qualche decina d'anni. Continuano a diminuire, morire, estinguersi, bevono fino a morire, hanno un incremento naturale di nascite negativo e non sono capaci di mantenere un 'unità nazionale, etnica. Perdono la loro lingua, la cultura, la religione, quel senso di diversità che li caratterizza, ma lo Stato russo di questo non si preoccupa. Gli jakuti lottano eroicamente per preservare la loro identità e sono fiducioso che loro ce la faranno, perché sono il più numeroso dei popoli indigeni, sono mezzo milione; ma se si parla degli altri non ho grandi speranze. Questa consapevolezza non mi dà pace, perché nel nostro XXI esimo secolo, come dicono sul loro destino i popoli che vivono in Siberia, è in corso un morbido olocausto. E di loro ce ne sono già appena due milioni.
Il tuo è un viaggio in qualche modo replicabile?
Conosco persone che hanno fatto questo viaggio col mio libro in mano, ma si sono preparati bene, conoscevano la lingua, e questo è essenziale, perché i russi maneggiano male le lingue straniere, ma sono persone di cuore, ospitali, e aiutano volentieri se glielo si chiede. Tuttavia sono un po' diffidenti e per questo è importante riuscire a comunicare bene. Bisogna fare i conti con la scomodità, dormendo dalle persone incontrate per caso, mangiando qualsiasi cosa. Credo che sia meglio conoscere la realtà del posto, per sopravvivere nelle più profonde regioni russe in Siberia, quindi piuttosto consiglierei di approfittare di appositi servizi delle agenzie viaggi, che organizzano "spedizioni a richiesta" in qualsiasi posto il clienti indichi.


AVVENIRE 25/7/2014
SIBERIA
RELITTI D'URSS

"Un libro tanto intenso quanto vero che interviene a colmare la mancanza di una voce capace di narrare la realtà soprattutto dal punto di vista umano, come è stata quella di Kapuscinski".
La mancanza di una voce capace di "narrare" la realtà soprattutto dal punto di vista umano, com'è stata quella di Ryszard Kapuscinski, viene ora, in parte colmata da un altro giornalista polacco, Jacek Hugo-Bader, che ci racconta la realtà di una Russia, pur molto ricca, ma molto degradata. Lo fa attraverso il resoconto di un suo viaggio di quattro mesi, da Mosca a Vladivostok, attraversando la Siberia. Invece del treno, mezzo di trasporto senz'altro più comodo e sicuro, Hugo-Bader sceglie il più avventuroso percorso con una jeep, che spesso ha vari guasti e una volta finisce fuori strada per la neve. La necessità di questo viaggio-verità deriva da una serie di articoli che due giornalisti sovietici avevano pubblicato sulla Pravda, in cui spiegavano quella che avrebbe dovuto essere la Russia del XXi secolo. Idee che facevano nascere la necessità di capire che cosa è diventato oggi quell'immenso Paese. Tanto che nel libro spesso cita in senso sarcastico le testuali parole del 1957.
Con un piglio di scrittura sempre diretta, a volte anche ironica, Hugo-Bader ha la capacità di accompagnare con sé il lettore in questo suo viaggio per riviverlo insieme durante la lettura. Lungo il percorso incontra le persone e sono i ritratti che lo scrittore-giornalista riesce a dare, così intensi e così veri, a rendere questo libro tanto vivo quanto intenso. Accanto ai racconti degli incontri, ci sono anche le trascrizioni di alcune conversazioni, scelta anche strutturale del voler mettere in evidenza quanto la realtà spesso sofferente dell'uomo sia l'unica a poter interrogare la Storia. Così è come se gli esclusi, anche per propria scelta, dal sistema russo - ma anche del divario sociale che esiste nella Russia di oggi, con una ricchezza esagerata e una povertà impietosa - si potessero prendere la parola e raccontare. Si va dai rapper e dal punk rock da Guerra fredda agli allevatori di renne, dai senzatetto ai superstiti dei vecchi manicomi. Ci sono poi due incontri che segnano il libro, per consistenza morale ed espressività della scrittura. Uno è quello con una comunità di sieropositivi, quella che si rifà a un misticismo molto personale, dove l'autore ha incontrato "le persone più felici dell'ex-Unione Sovietica" perché la loro è una libera scelta, un modo per ricostruirsi una vita e sentire la felicità nell'essere comunità. Come gli hippy, i primi che hanno rinunciato allo stile di vita sovietico, i primi a conquistarsi di nuovo la libertà e l'amore.
C'è anche il passaggio che sta intorno, quello delle popolazioni native della Siberia che stanno subendo una lenta, ma già visibile e allarmante diminuzione, con la perdita di quella cultura strettamente propria e delle diversità che la caratterizzano. Con in più il peso dell'alcol che è una realtà preoccupante nella Russia di oggi. Ce lo racconta Hugo-Bader, ma ben ne sintetizza la realtà una delle donne incontrate, ritratti assai intenso come quello della sciamana: "Il nostro Paese è in preda a una spaventosa epidemica alcolica, una vera piaga, una peste. Con tutte le conseguenze del caso: la criminalità, i penitenziari". Ne emerge una realtà sociale allo sbando, che fa dire alle persone incontrate nel viaggio che la Russia sta morendo; anche la corruzione e lo strapotere, la censura e l'ingiustizia sono i fantasmi di questo dissolvimento di una grande nazione. Un esempio è quello della polizia stradale: "I peggiori sono i poliziotti sbronzi. Hanno un mucchio di quattrini, soprattutto quelli della statale, ma sono violenti anche da sobri".
(Fulvio Panzeri)


A SUA IMMAGINE, RAI UNO, 24/08
Al minuto 25:40 circa si parla di FEBBRE BIANCA del polacco Jacek Hugo-Bader, su consiglio di Eraldo Affinati.
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-08-24&ch=1&v=407161&vd=2014-08-24&vc=1#day=2014-08-24&ch=1&v=407161&vd=2014-08-24&vc=1

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