PREZZO: €15,50 
BROSSURA | PP. 240 | COLLANA VIE 
Traduzione dal romeno Bruno Mazzoni 

   

TRAMA

Giovane studente di chimica, Emanuel scopre all’improvviso di essere affetto da tubercolosi ossea. Il medico gli consiglia di curarsi nel sanatorio di Berck, una località di mare nel Nord della Francia. Inizia così un percorso di conoscenza e guarigione, che in poco più di un anno farà incontrare al ragazzo possibili amori e nuovi amici e lo metterà di fronte all’ingiustizia della sorte.
Cuori cicatrizzati è un romanzo di formazione che supera le classificazioni e si propone di raccontarci la sofferenza umana, quella del corpo e dell’anima, così come la ribellione a un destino crudele.
Blecher ci mette di fronte alla voglia di vita che esplode anche quando sembra predominare la rassegnazione, ma riesce anche a raccontare la crudeltà dei malati e l’infermità come alibi per non affrontare il mondo.
Cuori cicatrizzati, mai tradotto prima in italiano, è ormai considerato uno dei grandi classici del Novecento. Una lettura vera che pesca nella stessa vita dell’autore, e che ci riporta nel solco della grande letteratura da Franz Kafka a Thomas Mann, Bruno Schulz…

ESTRATTO DALLA QUARTA

«Credi forse che non sia stata anch’io così nei primi tempi?» gli disse. «Tutti siamo stati travagliati… Tutti ci siamo levati nel cuore della notte e abbiamo tastato disperati il nostro gesso. Tutti… tutti… poi però, quando i colpi della sorte si sono accentuati, non ho più sentito nulla… Sai cos’è che si definisce in medicina ‘tessuto cicatrizzato’? È quella pelle livida e aggrinzita che si forma sopra una ferita rimarginata. È una pelle quasi normale, tranne per il fatto che è insensibile al freddo, al caldo, o alle offese…»

Il paradosso di ogni importante atto creativo è anche qui nella meravigliosa prosa di Blecher: la sfortuna splendidamente raccontata diventa fortuna intellettuale del lettore.
FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

È motivo di felicità che questo piccolo capolavoro possa sopravvivere per deliziare i lettori per un altro secolo. DAILY TELEGRAPH

"Dal punto di vista artistico, letterario, filosofico, la ricchezza del Novecento ha qualcosa di prodigioso. Si può nutrire la sensazione di conoscere, almeno di nome, le opere più importanti e i loro autori, le poetiche, le circostanze, le mode. Ma poi, ecco un nuovo astro che si aggiunge al già affollatissimo firmamento, e permette di disegnare costellazioni ancora impensate".
Emanuele Trevi, Corriere della Sera
a proposito di "Accadimenti nell'irrealtà immediata" di Max Blecher

AUTORE

Nato a Botoşani in Romania, Max Blecher è uno scrittore ebreo morto a soli ventinove anni, nel 1938, per tubercolosi spinale. Trascorse i dieci anni di malattia quasi sempre a letto, praticamente immobile. Ma la sua immaginazione volò libera.
Dotato di un insolito talento e visione scrisse poesie, due romanzi – Accadimenti nell’irrealtà immediata e Cuori cicatrizzati entrambi editi in Italia da Keller – e mantenne un’intensa corrispondenza con André Breton, André Gide e Martin Heidegger. Venne lodato da Eugène Ionesco, Mihail Sebastian, Geo Bogza e Saşa Pana, e molti paragonarono la sua prosa a quella di Franz Kafka, Bruno Schulz, Robert Walser o Thomas Mann.

STAMPA

 


In una Mitteleuropa decadente, in un sanatorio che fa pensare a Mann ma anche a Kafka, un giovane ricoverato sprofonda nella malattia. Ma la carne si consuma in vari modi nel libro, con la tisi ossea o nell'eros tra i malati, che sono pur sempre giovani e vivi. Il romeno Max Blecher morì a 29 anni; un anno prima, nel 1937, scrisse un capolavoro ora recuperato: Cuori cicatrizzati (trad. di Bruno Mazzoni, Keller, pp. 240). IDA BOZZI
LA LETTURA, CORRIERE DELLA SERA , 28/1/2018

LA SECONDA MAGICA VITA DELL'IMMORTALE BLECHER
Per la storia, Max Blecher morì il 31 maggio 1938. Per Max Blecher medesimo, invece, morì in un giorno del 1928 che la storia non sa precisare, il giorno in cui gli venne diagnosticata la spondilite tubercolare.
Quella sentenza lo trasforma da uomo (anzi da ragazzo, visto che aveva 19 anni) verticale a uomo orizzontale, perché quella terribile malattia distrugge le vertebre, sicché non puoi più reggerti in piedi. Sopravvivi (per la storia, non per te) soltanto se stai sdraiato e, per sicurezza (dei medici, non tua), con il busto imprigionato in un corsetto di gesso. Così, in quella pre-bara, attendi di finire nella bara «ufficiale».

Dunque, logica vuole che se Max Blecher ebbe due morti, ebbe anche due vite. Due vite che, sommate, danno come risultato la sua vita letteraria, la sua vita di scrittore. Una vita dall'intensità strabordante, travolgente, per noi lettori. È la magia della parola, della sua immaterialità, della sua libertà extra fisica, extra clinica. Se la seconda vita di Blecher inizia nel 1928, la prima sboccia l'8 settembre 1909 a Botosani, in Romania. Figlio di un commerciante ebreo produttore di porcellane, Max (all'anagrafe era Marcel, ma tutti lo chiamavano Max) frequenta le scuole primarie e il liceo a Roman, e dopo la maturità va a Parigi per studiare proprio medicina... Ma, come detto, sarà la medicina a studiare lui, da quella visita del 1928. Tre sanatori sono le tre stazioni della sua via crucis, una passione durata dieci anni. Ma le braccia e soprattutto la mente di Max continuano a funzionare in modo splendido. Da qui i suoi rapporti epistolari con Gide, Breton, Heidegger, e con Ilaire Voronca, poeta romeno naturalizzato francese, con lo scrittore e drammaturgo romeno Mihail Sebastian e con altri intellettuali. Da qui, insomma, la sua terza vita: gli articoli, le traduzioni, alcune novelle, la raccolta di poesie Corp transparent (1934). Da qui, nella casa alla periferia di Roman che è il suo Golgota, la rivisitazione della condizione verticale, da «normale», che origina Accadimenti nell'irrealtà immediata (1936).

Questo libro, tradotto da Bruno Mazzoni, fu il primo di Max pubblicato in Italia, da Keller, nel 2012. «Ero un ragazzo alto, magro, pallido, col collo sottile che fuorusciva dal bavero troppo ampio del giubbotto. Le lunghe braccia penzolavano come degli animali appena scuoiati. Le tasche straripavano di carte e oggetti». L'ipersensibilità di Max è la sua sana malattia che lo porta a mescolare e amplificare, con modalità di taglio surrealista e onirico, tutto ciò che sperimenta: il sesso con Clara, l'amicizia con Walter e con Paul, le passeggiate che potremmo definire bergmaniane nei suoi posti delle fragole, cioè un circo e un teatro deserto. A ciò si aggiunge, in una straziante premonizione a posteriori, questa frase: «Una volta, mentre mio padre mi raccontava ricordi della sua infanzia, gli chiesi quale fosse stato il suo desiderio segreto più ardente e lui mi rispose che aveva desiderato più di ogni altra cosa possedere un veicolo meraviglioso, in cui starsene sdraiato, che lo portasse in giro per tutto il mondo»... È l'anello di congiunzione fra la prima e la seconda vita di Max, la prefigurazione della barella doccia che lo accoglie, diciannovenne, senza più lasciarlo andare.

È la rotazione di 180 gradi che ci porta, da queste memorie deambulanti in cui ci pare di udire la voce in prosa dei racconti di Rilke e di percepire sulla pelle la claustrofobia di Kafka, alla condizione di passeggero involontario, di allettato con stampato addosso l'invisibile ma indelebile marchio «fine pena mai». Siamo, ora, in quei Cuori cicatrizzati del 1938 che sempre l'editore Keller, e sempre guidato dalla salda mano di Bruno Mazzoni, manderà nelle librerie domani (pagg. 237, euro 15,50). Vale a dire che siamo nelle memorie del sottosuolo del «secondo» Max. Lo scenario, che immediatamente ci fa pensare alla Montagna incantata di Thomas Mann e a Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino, si sposta a Berck, in Francia, dove l'oceano Atlantico va a intrufolarsi nella vecchia Europa, dove la gente, d'estate, scorrazza sulle spiagge e organizza allegre serate a base di buon pesce e buon vino... Qui Max si dà il nome di Emanuel, quasi a tenere la giusta distanza fra vita vissuta e vita raccontata. E alla persona si affianca il personaggio. Anche lo stile muta: dal filtro introspettivo attraverso cui passava tutto in Accadimenti nell'irrealtà immediata, dove l'idea chiave era quella di un mondo percepito come un museo delle cere, quindi un mondo imitazione del mondo, si esce, a dispetto della reclusione ospedaliera, per andare incontro agli altri. Emanuel non è né un Hans Castorp catturato dagli ingranaggi della macchina mortale prima della Grande guerra, come in Mann, né, come il protagonista del romanzo di Bufalino, un reduce della Seconda guerra mondiale sbattuto in una nuova trincea. Consapevole del proprio destino, ne registra con precisione, nell'arco di un anno, il tragitto che lo conduce di nuovo all'amore, di nuovo all'amicizia, di nuovo alla momentanea condivisione di brevi itinerari in una locanda, lungo il litorale, addirittura in una momentanea fuga. Durante le passeggiate in carrozza, aiutato da un infermiere, o immobile nel suo posto in camera, stila, come un monaco medievale, la cronaca di un'abbazia dimenticata da Dio. La seconda vita di Max-Emanuel è il compimento della prima vita di Max Blecher. La magia della parola, che non abbandona mai i grandi scrittori, gli è sempre fedele compagna. E spinge la barella doccia in alto, molto in alto, nel limpido firmamento della Letteratura.
DANIELE ABBIATI, IL GIORNALE, 25/1/2018

Lo studente in sanatorio sogna l’amore ma resta imprigionato nel gesso.
Le disavventure erotiche ed esistenziali del giovane Emanuel in una “montagna incantata” di rottami umani e cuori cicatrizzati
LA STAMPA - TUTTOLIBRI, 3 FEBBRAIO 2018 | LUIGI FORTE
Forse solo nella scrittura Max Blecher riuscì a trovare pace. Metteva a nudo la sua vita di dolore e offriva al suo corpo martoriato il ruolo di protagonista nell’esperienza del mondo. Non aveva ancora vent’anni quando a Parigi, dove si era recato per studiare medicina, gli diagnosticarono una tubercolosi spinale che lo costrinse a lunghi soggiorni in sanatorio in Francia, Svizzera e Romania dov’era nato nel 1909 in una famiglia della piccola borghesia ebraica di provincia. La malattia non gli lasciò scampo, ma nei dieci anni seguenti fino alla morte nel 1939, scrisse racconti, saggi, un libro di poesie e tre romanzi che il nazismo prima e il comunismo poi bandirono dalla scena letteraria, dove pure era riuscito ad affermarsi.
Aveva un debole per il surrealismo e alle sue opere affidava il compito – come scrisse in una lettera - di «trasformare in letteratura l’alta tensione che emana dalla pittura di Dalí».
Del resto fin dal suo primo romanzo del 1936, Accadimenti nell’irrealtà immediata (Keller, 2012) lo scrittore si avventura fra incubi e allucinazioni alla ricerca di una vita autentica oltre la superficie compatta e razionale delle
cose. Il mondo ha un aspetto troppo comune per quel giovane che ama l’imprevedibilità del pensiero. Il suo sguardo è nutrito di vertigine ma anche di profonda sensualità tanto da far dire alla conterranea Herta Müller: «Ciò che rende lo sguardo di Blecher così penetrante è l’eroticità che risiede e langue in ogni cosa».
Lo scrittore recluso nella malattia e trasformato in un corpo senza futuro dialoga per lettera con grandi personaggi come Breton, Gide, Heidegger, mentre il drammaturgo Ionesco lo definisce «un Kafka romeno ». La sua prosa richiama autori come Bruno Schulz, Robert Walser e perfino Thomas Mann, soprattutto per il romanzo Cuori cicatrizzati del 1938, che ora l’editore Keller propone nella versione di Bruno Mazzoni, ambientato nel sanatorio di Berck, una località francese sul mare del Nord.
Ma il destino del protagonista, lo studente di chimica Emanuel affetto da tubercolosi ossea, ha ben poco da spartire con quello del giovane ingegnere Hans Castorp nella Montagna incantata. Certo anche nel romanzo autobiografico di Blecher c’è un clima di serra lambito da un alito di morte e ravvivato dal chiacchiericcio di anime peregrine, ma manca il complesso panorama epocale offerto da Mann, la mappa di un’intera civiltà fagocitata dalla follia.
L’avventura di Emanuel ha un risvolto paradossale e allucinante: si muove tra rottami umani, fra persone vive eppure come morte nelle loro posture rigide, mummificate. Ma c’è anche chi, come il signor Quitonce, cammina reggendosi su due bastoni e scalciando ad ogni passo in un’esibizione un po’ farsesca, o chi come Zeta ha i piedi dentro un blocco di gesso, o Roger e Cora che flirtano su due barelle doccia affiancate.
Mentre la nuova arrivata, Isa, legge Lautréamont e medita sul cuore cicatrizzato dei malati che le molte ferite nel corso della vita hanno reso del tutto insensibile. Non mancano neppure i più fortunati che hanno sconfitto la malattia: il giovane Ernest e l’argentino Tonio che smania per la polacca Wandeska. Nessuno di loro vuole però tornare nel mondo dei sani, perchè il sanatorio è un veleno insidioso che entra nel sangue e chi vi ha vissuto «non si ritrova da nessuna altra parte».
Anche Emanuel viene ingessato dal collo fino all’anca e trasformato in un manichino. Tuttavia la vita esige ancora la sua parte e così la sofferenza aumenta: i conati d’amore del giovane per la graziosa Solange degenerano in una goffa, tragicomica performance, in un «simulacro pietoso». La ragazza stringe inutilmente un busto di gesso mentre il compagno annaspa fra il desiderio crescente e l’impotenza. Non bastano le gite in calesse sulla spiaggia o nelle locande dei dintorni a cancellare il vuoto intorno a sé e l’indifferenza crescente. Una parte della sua vita, libera ed essenziale, è ormai sparita per sempre. Blecher trasforma la disperazione in un gioco letterario e il mondo in nuda fisicità, popolato da sagome e corpi che sono l’unico paradigma della precaria situazione esistenziale, dell’avventura quotidiana nell’irrealtà.
Nel sanatorio di Berck non mancano né gentilezza né amore o amicizia, ma tutto stride e s’ingolfa nel delirio di corpi malati, in un orizzonte plumbeo in cui a volte, come confessa Ernest all’amico, «sei la parte nascosta delle cose (…) sei una forma più effimera e più sconnessa della mera materia immota». Lì si è accumulata tutta la malattia del mondo, gli amici scomparsi in quei pochi mesi e i fantasmi della disperazione. A Emanuel resta solo un addio, e il fuggevole bacio di Solange prima della partenza.

AZIONE, 12/2/2018
http://www.azione.ch/cultura/dettaglio/articolo/in-quella-gabbia-che-e-il-proprio-corpo.html

 

0
0
0
s2sdefault
€15,50
Codice SKU: 978-88-99911-18-8
Quantità:

LA LIBRERIA KELLER

LA BORSA DELLA SPESA

Nessun oggetto/i nel carrello

Metodi di pagamento

 

BONIFICO BANCARIO | BANCOMAT | IN CONTRASSEGNO
E ORA ANCHE CON CARTE DI CREDITO (TRAMITE PAYPAL)

SUL CONFINE

Benvenuti alla pagina blog della Keller.
Da editore di confine non potevamo che chiamarlo SUL CONFINE e inserirci i temi a noi più cari. In questa pagina trovate una selezione di articoli e curiosità. Se vuoi di più seguici alla pagina web sulconfine.it (a breve online)

 

CERCA

VIENI CON NOI

Keller editore si occupa di letteratura, reportage, viaggi e scrittura. Traduciamo libri importanti in Italia per raccontarvi il mondo che altrimenti perdereste.


via della roggia 26
38068 rovereto (tn), Italy
P.I. IT 01902670221

Vai all'inizio della pagina

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti

Continuando la navigazione accetti la nostra cookies policy. Per saperne di piu'

Approvo

Ti informiamo che questo sito usa i cookie per facilitare la tua navigazione. Continua a leggere per saperne di più e controlla la nostra politica d'uso al link http://www.kellereditore.it/privacy.html

Il sito usa Cookies tecnici (cookies first party) necessati al corretto funzionamento di alcune sue aree.

Il sito si avvale di Google analitycs ma abbiamo modificato le informazioni in modo che è autorizzato solo l'uso di cookie di Google Analytics con IP anonimizzato. Quindi nessuna profilazione dell'utente è possibile.

Questo sita usa anche cookies di terze parti con i plugin dei social media che hanno bisogno di sapere chi sei per funzionare in modo corretto. Facebook, Twitter e altri social networks hanno ciascuno la possibilità di agire sulle impostazioni della privacy.   Questa la lista dei cooki relativi ai social media che qui potete trovare con le funzioni "MI PIACE" e CONDIVIDI": twitter, facebook, pinterest, linkedin, google plus, youtube. RSS.

L’utente può bloccare o limitare la ricezione di cookies attraverso le opzioni del proprio browser.
Su Internet Explorer, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni Internet”. Infine accedere alle impostazioni della scheda “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.
Su Firefox, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni”. Infine accedere alle impostazioni della voce “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.
Su Chrome, digitare “chrome://settings/content” nella barra degli indirizzi (senza virgolette) e modificare le impostazioni relative ai cookies come si desidera.
Su Safari, selezionare la voce “Preferenze” e poi scegliere “Privacy”. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet.
Se si usa Safari su dispositivi portatili, come iPhone e iPad, è necessario invece agire in questo modo: andare sulla voce “impostazioni” del dispositivo e in seguito trovare “Safari” sul menù di sinistra. Da qui, alla voce “Privacy e sicurezza”, sarà possibile gestire le opzioni sui Cookie.

Per disabilitare i cookie di servizi esterni è necessario agire sulle loro impostazioni:
Servizi di Google | Facebook | Twitter