PREZZO: €18,50 
BROSSURA | PP. 360 | COLLANA PASSI
Traduzione dal russo Rosa Mauro

   

Il romanzo di Lebedev continua il lavoro di scrittori come Aleksandr Solženicyn o Varlam Šalamov (DER SPIEGEL)

Fin dalla nascita – anzi ancor prima – si instaura un legame segreto tra il giovane protagonista del romanzo e il vicino di casa, un anziano silenzioso e cieco che pian piano prende il posto dei due nonni morti in guerra. Su di lui girano voci e sospetti ma nessuno conosce il suo passato e nemmeno al bambino, che un po’ lo teme, è dato di sapere qualcosa. Eppure quando la violenza politica scuote la Russia e i carri armati sono in strada per il golpe del 1991, il vecchio cieco sacrifica la propria vita per salvare quella del bambino.
Chi era veramente quell’uomo? Cosa aveva fatto per dover celare il proprio passato a tutti? Inizia così una lunga indagine che porterà il protagonista – prima ragazzo e poi adulto – nei vasti territori del grande Nord siberiano. Quello che trova, tra le miniere dimenticate, le caserme e gli ex gulag, è un mondo relegato nell’oblio, dove tutto ormai viene ignorato: sia le vittime sia i carnefici.
Un racconto inquietante e magnifico, dalla scrittura raffinata e ricca per un’opera di portata e profondità rare che evoca l’incredibile e violata bellezza di una terra in cui l’uomo, la macchina e la natura hanno collaborato nell’annichilimento di milioni di vite durante il secolo sovietico.
Un romanzo magistrale, un tentativo epico e letterario di salvare la Storia dall’oblio.
Tradotto in moltissime lingue, questo esordio (per il «Wall Street Journal» tra i 10 romanzi dell’anno pubblicati negli Stati Uniti) svela uno scrittore di grande talento letterario, con il passo e la potenza evocativa dei grandi scrittori russi

AUTORE

Sergej Lebedev è nato a Mosca nel 1981 e ha lavorato per sette anni in spedizioni geologiche nella Russia settentrionale e in Asia centrale. Lebedev è un poeta, saggista e giornalista. Oggi è una delle voci più importanti della nuova letteratura russa.

STAMPA

Spegnete la TV e leggete tra le righe...
Sergej Lebedev scrive di oggi, non di ieri. Scrive della nostra incapacità di comprendere fino in fondo l’epoca di Stalin. La perestrojka sembra morta e sepolta, ma Stalin continua a vivere. Eravamo così romantici negli anni Novanta, prendevamo per buona la libertà. Ma nessuno con precedenti penali e una vita nei campi di lavoro può ottenere la libertà da un giorno all’altro, una volta oltrepassato il cancello. Al posto della perestrojka e della libertà, abbiamo un Paese dilaniato, russi in guerra con ucraini e statue di Stalin che tornano alla ribalta, con preghiere per la Grande Russia a riempire le chiese. Non riguarda più la generazione di Stalin. Riguarda i suoi figli e i figli dei loro figli: una successione infinita e infausta. I personaggi di Lebedev cercano modi per recidere questo cordone ombelicale... SVETLANA ALEKSIEVIČ

Il pomeriggio, nel bar di un albergo di Mosca, incontro Sergej Lebedev, scrittore e giornalista di 36 anni... In lui c’è qualcosa di indomabile, mi fa pensare a un animale che, quando afferra la preda, non la molla più. La storia aleggia come un’ombra su tutto quello che Lebedev scrive. E questa presenza così forte è la spia di tensioni e conflitti ancora irrisolti, che pesano sulla società russa in modo oscuro ma concreto. Lebedev mi racconta che nella sua adolescenza tutto era congegnato in modo da tenere nascosti pezzi di passato. Suo nonno, per esempio, era stato un ufficiale dell’esercito zarista prima di passare dall’altra parte e arruolarsi nell’Armata Rossa. Ma nella ricostruzione familiare degli eventi aveva sempre fatto parte dell’Armata Rossa, come se fosse nato nel 1917 e prima di allora non ci fosse stato nulla... Karl Over Knausgaard, THE NEW YORK TIMES MAGAZINE (Lungo reportage ripreso da Internazionale del 16/3/2018)

Una discesa negli inferi danteschi... è freddo e desolato come un crepaccio ma altrettanto bello, con una evidente sensibilità poetica creata per contrastare le forze della distruzione. THE WALL STREET JOURNAL

Stupefacente… ingegnosamente strutturato intorno alla progressiva scoperta di ricordi di un passato personale e nazionale difficile… con una forza viscerale, a volte quasi insopportabile. THE TIMES

Con una forza poetica singolare, quasi fisica, Sergej Lebedev riesce a rappresentare l'immensità silenziosa delle paludi siberiane, ma anche quella dell'orrore e del disastro. LE MONDE

Inizia in un modo maestoso e si sviluppa sempre più velocemente con un’eleganza impetuosa e intensa... altamente raccomandato per chiunque ami la letteratura o la storia. LIBRARY JOURNAL

La bellezza del linguaggio è quasi impossibile da sopportare. FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

Una meditazione quasi ossessiva sulla memoria e sull’oblio, sulla presenza e l’assenza... Il magnifico romanzo di Lebedev ha la forza per diventare specchio e stimolo per una Russia cieca alla Storia. NEUE ZÜRCHER ZEITUNG

Un romanzo chiave per comprendere la Russia di oggi. THE GLOBE AND THE MAIL

Lebedev prende il suo posto accanto a Solženicyn e ad altri grandi scrittori che si sono rifiutati di rispettare il silenzio... Coraggioso e devastante. KIRKUS REVIEWS (starred reviews)

Sergej Lebedev apre un nuovo territorio nella letteratura. DER SPIEGEL

INTERNAZIONALE 25-31/5/2018. Il confine dell’oblio è il diario di viaggio di un uomo che cerca di ripercorrere la vita dell’uomo che per lui è stato il nonno che non ha mai avuto. Questo vecchio, cieco, era il suo vicino di casa quando era bambino: un giorno, nel 1991, sacrificò la sua vita per salvarlo con una trasfusione di sangue. È così che il protagonista, sentendosi legato al vecchio proprio dal vincolo profondo del sangue che gli scorre nelle vene, decide di ripercorrere tutta la traiettoria di quella vita segreta [...] Un viaggio attraverso il quale, gradualmente, si svelano gli oscuri segreti dei campi di prigionia. [...] Il viaggio porta il protagonista nelle miniere in cui lavoravano i prigionieri, tra pozzi e abissi ciechi, nel cuore dell’amnesia collettiva.
In bilico tra Arcipelago Gulag e i romanzi di José Saramago e Roberto Bolaño, un libro freddo e duro come un ghiacciaio, ma anche poetico, contro la tentazione di dimenticare.

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