Descrizione
ROBERTO ABBIATI E FEDERICO CANACCINI
Roberto Abbiati nasce a Seregno in via Umberto primo. Frequenta le medie come tutti poi l’istituto d’Arte nel corso di grafica a Monza, si diploma e poi fa l’attore. Tra i suoi incontri ci sono quelli con A.G. Fronzoni, designer, Bolek Polívka, attore regista ceco, Peter Ustinov, attore e regista, Carlo Mazzacurati, regista di cinema, e altri tra sportivi, filosofi, cuochi, scrittori ecc. Fa spettacoli in Italia e all’estero, Francia, Irlanda, Regno Unito, Danimarca, e saltuariamente in America Latina. Roberto Abbiati suona la cornamusa, disegna e progetta copertine, manifesti e illustra libri per non far torto ai professori dell’Istituto d’Arte che tanto gli hanno dato, e anche per far piacere alla sua professoressa, la Zanier, che ha avuto alle medie e che “solo lei parlava bene di me a mia madre al colloquio coi genitori”.
Federico Canaccini è uno storico del Medioevo. I suoi interessi spaziano dalla Storia comunale alla Storia della guerra, dalla Storia della Chiesa all’Astrologia. Oltre a numerosi articoli è stato autore di volumi come Ghibellini e Ghibellinismo in Toscana. Da Montaperti a Campaldino (Istituto Storico italiano per il Medio Evo, 2009); Al cuore del primo Giubileo (Lateran University Press, 2016); La battaglia di Tagliacozzo (2018), La battaglia di Campaldino (2021), Il Medioevo in 21 battaglie (2023) e Sacre Ossa. Storie di reliquie, santi e pellegrini (2025), tutti pubblicati da Laterza. Ha insegnato Storia Medievale e Paleografia Latina in molte università, in Italia e all’estero, presso la lumsa di Roma, l’Università Pontificia Salesiana, l’Uninettuno University (Roma), la Catholic University of America (Washington DC), Middlebury College (Vermont). Inoltre, da molti anni, collabora con la rivista «Medioevo» e si occupa di divulgazione con mostre e allestimenti museali su argomenti storici.
Tra Roberto Abbiati e Federico Canaccini è nata una bella amicizia e una proficua collaborazione che unisce il disegno alle storie, con leggerezza e buon gusto, convinti entrambi che per insegnare non è obbligatorio (anzi a volte è proprio dannoso) il sentenziare concettoso o il temibile latinorum. Est modus in rebus!






